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mercoledì 3 maggio 2017

Finiti gli argomenti si chiama violenza

Non vorrei dedicarmi a questioni troppo "cittadine", nel senso che quando ho iniziato a scrivere in questo sito, ho cercato di dargli un respiro quanto più nazionale/internazionale e universale possibile.

Mi trovo però davanti alla profonda delusione e sincero sgomento, nel vedere un sindaco, Virginio Merola, e una giunta, paradossalmente figli di un partito ereditario senza merito della sinistra storica, che, senza un piano specifico, senza esigenze di alcun tipo, minacciano di gomberare uno spazio storico difeso, amato e protetto da chi lo frequenta, lo conosce e a modo suo lo abita, connotandosi come uno dei punti sociali più politicamente attivi, culturalmente fertili e socialmente utili della città di Bologna, città paradossalmente ereditiera di un passato di controcultura di cui si fa ampiamente vanto, di cinema, poesia, politica e sinistra storica. 
Città che da sempre vive la propria ricchezza in bilico tra la borghesia e la cultura, che salva la propria anima bottegaia con una spinta fermentata di socialità, attirata e alimentata dal mondo universitario che volente o nolente genera una più viva cultura dal basso, viva proprio perchè nata da se stessa, da una necessità propria e priva quindi della benedizione delle istituzioni.

Sotto: unica foto dell'assemblea pubblica del 9 Aprile con Bruna Gambarelli (macchia rossa in occhiali da sole a sinistra), Daniele Ara (macchia blu con occhiali da sole alla sua destra) e Matteo Lepore (macchia grigia sotto il CE dello striscione alle spalle)

Sono senza parole dal pensare che sia passato inosservato dai media cittadini, tranne che su Radio città del capo e Zic, il fatto che Matteo Lepore, Bruna Gambarelli e Daniele Ara siano effettivamente andati ad un incontro pubblico il 9 Aprile dentro lo spazio pubblico autogestito XM24, sono senza parole dal pensare che i giornalisti ci fossero ma abbiano evitato accuratamente di parlarne, mentre ogni giorno sappiamo anche cosa alcuni esperti pensino possa aver sognato Igor il killer della bassa padana annoiata e perennemente spaventata.
Sono senza parole che non abbiano parlato dei discorsi vaghi e propositivi ma senza certezze di Lepore, dell'imbarazzante mutismo dell'assessora alla cultura Bruna Gambarelli, a confermare la vacuità del proprio ruolo incapace di difendere qualcosa che non faccia pubblicità alla giunta, alla inutile e spavalda aggressività di Daniele Ara che ha cercato con scarso successo di fare revisionismo storico sulla convenzione, i dialoganti e i progetti, azzittito da cittadini che hanno saputo rispondergli senza rabbia, ma così bene che non ha più fatto un solo intervento. 
Un incontro che si è tenuto tutto tra realtà diverse, compreso XM24 da un lato e diciamocelo, solo Lepore, dall'altro, davanti a chiunque volesse partecipare.

Sono senza parole dal pensare che, oltre al soffrire una inutile, non necessaria, non spiegabile spada di Damocle, a chi vive questo spazio, si dica anche che sia per il bene di quei 300 cittadini che hanno posto firme (non convalidate, guidate da Mazzanti, un politico che sulla questione, all'italiana maniera, è tristemente in conflitto di interesse), che si è parlato di sgombero.

Se questo fosse vero, se abitassi in Piazza Verdi mi arrabbierei non poco, se abitassi di fianco allo stadio, dove gli Ultras senza fare attività culturali/sociali e affini continuano a fare feste fino a mattina inoltrata con tanto di raccolte firme dei cittadini limitrofi, che tanto visto che l'area non è punto di interesse economico, vengono bellamente ignorati, mi arrabbierei non poco, se fossi un abitante dell'area intorno piazza dei Martiri, dove ci sono, solo nella piazza due centri slot e un bar con sala slot (una sola piazza) e questo viene considerato accettabile, mi arrabbierei non poco, se fossi un abitante della trilogia navile, ma non chi l'ha promossa, e mi ritrovassi a vedere una giunta così impegnata in una cosa così stupida che ha cavalcato le mie due lamentele per giustificare il proprio nulla progettuale e poi si è dimenticato di me mentre io mi trovo in un complesso fantasma, mi arrabbierei non poco, se fossi uno di bartleby, atlantide o la consultoria femminista, sgomberati per necessità di utilizzo degli spazi, e poi invece lasciati per anni vuoti e murati, perchè non sia mai che qualcuno ci faccia qualcosa, mi arrabbierei non poco.


Io, come cittadina, mi arrabbierei non poco all'idea che un sindaco, e una giunta, si permettano di essere così incuranti di quello che chiede una grossa fetta di città, tra l'altro in cambio di nulla, mi arrabbierei all'idea di un governo cittadino che si permetta di portare avanti scelte economiche sopra quelle sociali, che si permetta di ignorare personalità intelligenti, analisi e fatti portati da una moltitudine variegata di individui, mi arrabbierei anche se di quello spazio e quella vicenda non me ne fregasse nulla, perchè mi sentirei tradita dal fatto che un sindaco stia deliberatamente agendo contro l'interesse e le richieste fatte a gran voce e con una sequela di argomentazioni fatte lucidamente e valide, dei suoi cittadini, e questo, a prescindere dal prendere posizione o meno sulla vicenda specifica, non è assolutamente accettabile. 

Saper fare politica non dovrebbe essere fare interessi economici a breve termine per rattoppare errori fatti, traumatizzare il tessuto sociale, consolidato e fertile dei cittadini, non dovrebbe essere prendere per buona la salienza dei cittadini arrabbiati senza argomentazioni, ma la realtà dei fatti analizzati lucidamente, e questa giunta sembra non essere volutamente in grado di farlo.
Una città come Bologna epurata del suo tessuto spontaneo è una città vetrina e morta, ci sono stati sindaci incompetenti in passato, ma sindaci così apertamente distruttivi dello spirito complesso e non per questo meno armonico di una città che è viva, ancora non erano arrivati.

E quei cittadini che abitano lo spazio? Di quelli che lo stanno sostenendo? Loro chi sono? 
Di quelli nemmeno se ne è parlato, di Milena Magnani, di Wu Ming, di Venti pietre, di Campi aperti, di individui che non vantano un nome famoso ma che brulicano nella città.
Le rare volte in cui li si descrive essi, in particolare quelli che non godono di una fama che li preceda, perdono automaticamente la connotazione tridimensionale di cittadini, residenti, lavoratori, e diventano unicamente antagonisti, attivisti, giovani ecc....

Banalità. Categorizzazioni riducenti che servono a creare un immaginario preciso, a distruggere l'interlocutore, ad abbassare il livello dell'interazione.

Facile parlare dei giovani e degli attivisti, perchè ai più sembrano qualcosa di lontano dal quotidiano che fatica, che soffre le tasse, le cattive amministrazioni e la criminalità, gli antagonisti e gli attivisti sono mentalmente rigettati nel fondo della società, mentre per i giovani si sa, quando si parla di "giovani" si parla o di promesse del futuro, o di persone che tutto sommato non sono dei pieni responsabili, i giovani non sanno bene cosa vogliono, non sono lucidi, hanno passioni temporanee e passeggere, non si mantengono, non costruiscono la società con le loro spalle, sono labili, e così insieme agli attivisti sono degli idealisti scansafatiche, sono lontani dalle esigenze del quotidiano di chi lavora, ha famiglia ecc.... in pratica, giovani e attivisti/antagonisti sono lantani da chi, nell'immaginario collettivo, merita di avere voce in capitolo sulla città.

Ma il 9 aprile, giornalisti che c'erano, le persone che si muovono nello spazio, lo sanno che lì non erano solo i giovani, non erano attivisti bidimensionali da immagine iconografica, questi mostri ridotti a macchietta che tutti immaginano solo felpe nere col cappuccio, volto coperto, sguardo truce e magari spranghe e caschi, stile black block. Come coniughino nella loro mente questa immagine con quella dei progetti, eventi e laboratori che vivono lo spazio pubblico autogestito in questione, è molto difficile da capire, ma del resto si parla anche di immigrati che rubano il lavoro e non hanno voglia di lavorare.

Lo sanno i politici e i giornalisti che ognuna di quelle persone è una e più ruoli, è complessa e sfaccettata come ognuno dei votanti, ognuno dei cittadini.
C'erano studenti, ma anche professori universitari, c'erano anziani, c'erano adulti, c'erano bambini, e c'erano quelli con la felpa col cappuccio, e quelli coi tatuaggi e quelli in camicia, e quelli che del vestirsi non fanno nessuna bandiera, e c'erano le signore energiche, e le ragazze e i ragazzi, e gli stranieri e gli italiani e le madri e i padri e i figli.

(nella foto in basso l'assemblea dell'8 febbraio, la prima assemblea pubblica dopo l'avviso di sfratto)


Gira in queste ore, un appello scritto da persone di rilievo del mondo culturale bolognese, sottoscritto da persone diverse, con motivazioni diverse, basterebbe leggerle per smettere di ridurli a una categoria sola e descrivibile come se fosse una persona sola.
Ci sono professori, ci sono scrittori, comuni cittadini, stranieri, ricercatori, insegnanti, fotografi, artisti, studiosi, altri lavoratori, ragazzi.
Troverete come ho detto, anche qualche motivazione, una delle parole più comuni è che quello spazio, che è XM24 è casa, ma anche che è ricchezza, troverete tantissimo la parola amare e suoi sinonimi, troverete metafore, astrazioni per rappresentare in poche righe l'attaccamento di queste persone.

Io invece non ho parole per un sindaco e una giunta che vogliano fare un atto di forza ingiustificato sulla propria cittadinanza che evidentemente riconosce il valore di quella realtà, che la trattiene, la vuole, se ne sente parte, ci si aggrappa, e che sta parlando, sta chiedendo, con tante modalità, e molto più intensamente che con le 300 firme di rabbia e parole spese di persone che avevano dubbi ma nemmeno c'erano mai stati, ma con molte parole di amore, per tenersi uno spazio pubblico, qualcosa che è palesemente utile, riconosciuto da più fronti, da più umanità.
Non capisco sinceramente perchè fare un torto ai propri cittadini, non capisco, a questo punto in cui nemmeno si sa cosa farne di questo spazio (e anche sapendolo ora sarebbe ridicolo visto che lo si voleva sgomberare per una casermama poi la caserma è saltata, ma forse prima ancora era una casa della letteratura, ora, e questo, a mio avviso, rasenta il tragicomico, per una casa delle associazioni, ma non è che si sia convinti, anche perchè non so magari era per metterci una ciclofficina popolare, una palestra, un orto, una scuola italiano migranti, un punto di dibattito pubblico? Come si spiega a chi si sta opponendo che quelle cose già ci sono e funzionano senza fondi? Come si giustifica? Quanto può cadere la faccia dei politici pur di andare avanti come i muli?)
Non si capisce, a questo punto, se è una specie di dispetto, un capriccio o una fissazione, ma questo sarebbe in fondo, un punto di vista da commedia all'italiana, nella realtà, questa azione di forza ingiustificata, questo mutismo contro una categoria intera di popolazione, solidale, sociale, inizia ad avere sempre più i contorni di una violenza, questa minaccia di sgombero, perchè banalmente è uno sgombero, che come dimostrato dai vari cambi e dai motivi detti, modificati, smontati pubblicamente, non avrebbe più un solo valido motivo di essere realizzato.
Perchè se lo si stesse facendo per i cittadini, allora è evidentemente un errore visto che i cittadini si stanno ampiamente esprimendo in più forme.
Perchè se lo si stesse facendo per necessità di luoghi, basterebbero tutti quelli già vuoti e murati ancora in attesa di essere usati per definirlo evidentemente falso, ma anche non volendo usare questo motivo, allora basta vedere i cambi fatti sulla sua destinazione, per definirlo ormai chiaramente falso.
Perchè lo si sta facendo? Per interessi economici? Per cercare di tirare per i capelli le aziende a investire sulla fine del tragico progetto della Trilogia Navile cara a Mazzanti e a Merola che sta lì dietro lo spazio, perennemente incompiuta? Perchè il comune deve supplicare il privato per concluderlo?
Allora noi, cittadini, abitanti, fruitori di uno spazio pubblico dobbiamo pagare quante volte questo errore?
Una in moneta, una in abbrutimento del paesaggio (perchè diciamolo, ora c'è un'area brutta, incompiuta e inutile fatta di palazzoni che coprono pure San Luca) ma soprattutto una in spazio vitale, partecipazione, stimoli e socialità?
Paola Bonora (geografa) ha dato una sua interpretazione non molto lontana dall'articolo comparso  su questo blog all'inizio di tutta questa vicenda, che è molto esplicativa e che vi invito a leggere.


Questo è l'appello nella sezione sottoscrizioni troverete anche più e più motivazioni che forse rendono meglio un'idea di quello che è quel posto, almeno ne parla chi lo conosce, molto più di quanto non lo facciano la stampa o i politici. 

Troverete nomi e cognomi e ruoli, visto che per qualcuno è importante fare delle distinzioni tra cittadini di merito e non.

venerdì 18 novembre 2016

La ri-qualificazione urbana spiegata attraverso il mio gatto.

Partiamo dalla parola: RIQUALIFICAZIONE.
Riqualificazione è una parola insidiosa perchè ha in se la promessa di qualcosa di più del semplice miglioramento, ha infatti al suo interno il dare per scontato che ci fosse prima una qualità più alta e allo stesso tempo che le variabili in gioco ora siano sinonimo di qualità bassa senza argomentazioni, semplicisticamente e dicotomicamente.

In qualche modo si insinua anche il concetto che ora c'è qualcosa o qualcuno che sta abbassando gli standard (e ovviamente non siamo noi) e in più che sia in qualche modo nostro diritto (e dovere) riportarli in alto, perchè è qualcosa che prima era e che ci è stato tolto.









Risultati immagini per gatto papillon


 (In foto: un gatto elegante e fotogenico a caso preso da internet)

La riqualificazione cittadina è il mantra politico del nostro tempo, riqualificare i quartieri urbani, la vita dei cittadini, la viabilità, i palazzi antichi, gli spazi pubblici ecc...

Riqualificazione è un concetto forte perchè è apparentemente non invasivo, e anzi, è auto autorizzante di quelle che sono le azioni che comporta, è composto da un  ri - ovvero la ripetizione di qualcosa di preesistente (quindi se già c'era è accettabile) e quel qualcosa è la qualificazione quindi il miglioramento.

In pratica parlare di riqualificare è come il piede di un venditore nella porta.

La riqualificazione parte di solito infatti con l'idea che un quartiere sia in balia di degrado urbano e mancanza di ordine pubblico, quello che non si dice però è che spesso si confonde in linea di massima, il brutto e l'economicamente poco appetibile con il pericolo o lo sbagliato.

In un ragionamento così dicotomico, si riducono le variabili e si esclude automaticamente che il degrado e la mancanza di ordine pubblico vengano da dinamiche ben specifiche non riferite sicuramente a una questione di edilizia o di imbellettamento.


(in foto: il mio gatto che ha usato il tempo in cui ero fuori casa per spiegarmi cosa significa essere un fattore di degrado ambientale) 

Secondo il ragionamento che ciò che non capisco e mi sembra brutto sia anche sbagliato, anche il mio gatto forse andrebbe riqualificato.

Soprattutto con la bella stagione perchè perde l'equivalente di almeno altri tre gatti in pelo (sorprendendomi continuamente per il non essere ancora diventato calvo) e questo non è bello e non è funzionale e di sicuro non mi diverte.

Perchè onestamente diciamocela tutta, i gatti non sono i pelouche che amavamo da bambini, e non sono quei batuffoli carini sui video e spettacolari in foto, i gatti quando li hai ti accorgi che costano un botto in spese veterinarie, scoreggiano se mangiano il cibo sbagliato (e fanno di tutto per mangiare il cibo sbagliato), hanno abitudini igieniche discutibili diciamo, ribaltano tutto perchè magari si annoiano e nonostante ti guardino e quindi lo sanno cosa gli stai sbraitando, di sicuro non smettono di farsi le unghie sul divano finchè non sei effettivamente in grado di staccarceli un'unghia alla volta.

E insomma anche il mio gatto ha dei difetti, brutti, che abbrutiscono quello che mi circonda rispetto ai miei standard (sicuramente non ai suoi), che oltre alle cose che apprezzo di lui, mi fanno disperare ma ancora non mi fanno venir voglia di comprare un pelouche a forma di gatto che finge di respirare su un cuscino nonostante ne esista la possibilità

Perchè? 

Non sarebbe ancora meglio se il mio gatto non dovesse fare affatto i suoi bisogni ma fosse un pelouche con le palpebre semoventi su cui specchiare il mio affetto e ricevere conforto a comando alla fine di una dura giornata?

Sarebbe un mondo bellissimo quel mondo in cui del mio gatto non resterebbe altro che la sua buffa dolcezza telegenica. 

O forse, e io la penso così, sarebbe un mondo terribile, di certo molto pulito e preciso, fatto su misura per me ma morto, sterile, avrebbe tolto al mio gatto la sua capacità di essere qualcosa di diverso da me, di vitale e autonomo, non in funzione di me, che ancora non capisco e con cui devo in qualche modo adattarmi per interagire.

La realtà è che è perfetto solo qualcosa che non è vivo, bisogna farsene una ragione.

Ecco riqualificare spesso equivale proprio ad un riportare il mio gatto all'immaginario che ne avevo da bambina come di un perfetto pelouche, bello, dolce, la cui cacca puliva mia madre e quindi non era un mio problema, rispondente ai bisogni più immediati della mia giornata eppure drammaticamente sbagliato.

Questo perchè riqualificare è in realtà prendere qualcosa guardandolo dall'esterno, decidere che non ci piace perchè non è bello secondo i nostri canoni, che non ci intrattiene, che non ci fa venire voglia di viverci, che non ha le caratteristiche che calzano perfettamente sulle nostre esigenze di persone di un certo e specifico tipo cioè con un reddito che ci permette di svagarci potendo anche selezionare più elementi di svago più costosi dei più bassi a disposizione, magari anche solo per vedere com'è uno svago nuovo o seguire gli amici in uno che non ci piace, una medio alta cultura (indirizzata come tutte le culture su determinati frangenti), di media istruzione, che vanno a teatro, guardano concerti famosi, acquistano gelato di un certo tipo, apprezzano i ristoranti di un certo tipo e leggono libri di un certo tipo, guardano alcuni programmi e non altri, in linea di massima si coccolano con cose belle e sensorialmente stimolanti in orario non lavorativo.

(il video è un tratto preso da un episodio di south park dove si parla del nuovissimo quartiere gentrificato SODOSOPA, l'episodio affronta proprio questa tematica ovviamente nel modo in cui lo farebbe un cartone come South park, lo consiglio)

Guardiamo un posto e spesso anche solo perchè non lo conosciamo, è diverso dai nostri standard e ci sembra difficile da capire, diciamo che è sbagliato, ci fa paura, non va bene perchè magari ci sono delle persone che secondo la nostra idea di benessere non ci fanno sentire sicuri, magari anche solo perchè sono vestite male, povere, perchè ci sono cose che non rientrano nel concetto di buona società, esistono i drogati, i ragazzi problematici che ti lanciano i petardi da dietro gli angoli, gli immigrati che parlano solo nella loro lingua e quindi non ci fanno accedere anche indirettamente alla loro conversazione, cibi etnici ma in posti che non ci fanno venire voglia di entrarci e sentirci come in un viaggio ma piuttosto posti dove il cibo è anche buono ma i proprietari sono lenti e poco efficienti e parlano strano e i tavoli sono brutti e di plastica e le pareti di un arancione veramente brutto. 

Noi siamo quelli rappresentati dai media, dai centri commerciali, dalla cultura e da tutto quello che ci circonda e ci conferma ciò che è giusto essere e che tutto per essere giusto dovrebbe essere fatto per noi.

Più che di riqualificazione si potrebbe parlare di accessibilità a un target selettivo. 
Che poi è banalmente una colonizzazione. a livello urbano, e questo si chiama gentrificazione.


In piccoli interventi può essere davvero semplice qualificazione di aree, per esempio una piazza progettata negli anni '80 che non viene usata perchè i lampioni sono rotti e le panche pure, ha senso rimettere il tutto insieme con l'idea che sia utilizzato da chi lo utilizzerebbe.

In grossi interventi però il tutto cambia, si inizia infatti a cercare di modificare radicalmente il tessuto urbano, si inizia normalmente con l'inserire un elemento diverso, una sorta di cattedrale nel deserto come la trilogia navile un palesissimo esempio di inizio di gentrificazione narrato e venduto come una svolta, il sogno possibile, e poi da quel fatidico primo piede nella porta, si cerca di spostare quello che non è adatto a quella cattedrale che è diventata oramai il mostruoso punto di riferimento visivo, incluse le persone.

Di solito si utilizza la cultura come cuneo su cui incentrare i più grossi interventi iniziali, cioè, come un titolo nobiliare per la borghesia appena nata, una sorta di lasciapassare per l'opinione pubblica, inattaccabile, in grado di sostenere l'immagine della ri-qualificazione e di chi la opera, togliendo dignità di parola a chi si manifesterà contro. Si tratta quindi, non  più che di una effettiva qualificazione della vita del quartiere, ma di una più attenta colonizzazione esterna, estremamente strategica
Altri elementi tipici sono il richiamo ad un improvviso bisogno di sicurezza, la focalizzazione sul degrado e di un idealizzato decoro e del millantato ordine pubblico. (consiglio vivamente anche alla fine di questo articolo di leggere il link).

è marketing strategico.

E come per il marketing è tutta questione di guadagno, chi investe infatti deve guadagnarci. non perderci ne fare beneficenza, è importante questo passaggio perchè bisogna che sia chiaro il fatto che si tratti di una questione economica, che nelle gentrificazioni la cultura in realtà non centra niente, in realtà si invade un posto, ne si sconvolge l'equilibrio, lo si trasforma per il gusto di un pubblico più abbiente e poi lo si rivende, esattamente come un rebranding.

Il fascino di vivere in un quartiere popolare senza il popolare, ad un prezzo rialzato.
Se qualcuno è familiare con le politiche di economia di prodotto saprò che il rebranding o anche solo il branding di prodotto comporta un accettabile mark up sul prezzo di acquisto (vedi i prodotti apple vs machintosh).

Vale la stessa cosa per i quartieri.

Dovremmo, noi come quel pubblico a cui sono indirizzate le grandi gentrificazioni, così come cerchiamo di essere consapevoli che quello che acquistiamo a volte ha conseguenze dannose e quindi ci limitiamo, accettare che non tutto è su misura per noi, e che questo forse è anche quello che ci permette di essere vivi, innamorati, incuriositi rispetto alla realtà che ci circonda e che forse è anche molto meglio accettare il nostro ruolo di partecipanti vs attori di potere la cui unica capacità è scegliere tra alcune opzioni che si contendono il titolo di più appetibili.

Dobbiamo a volte ricordare che effettivamente tutto è fatto già abbastanza per noi, per raccontare noi, per rappresentare noi, per parlare a noi, intrattenere noi, divertire noi, commuovere noi, ma soprattutto far spendere soldi e tempo a noi, internet, i media, gli eventi, i cibi, i libri, tutto è fatto per noi che possiamo acquistarli proprio perchè è fatto per essere acquistato, ma non si può pensare che possa valere anche per la vita degli altri, delle case degli altri, dei quartieri di tutti, degli spazi di tutti solo per avere un posto nuovo dove andare, anzi dovremmo essere in grado di porci nuove domande che sicuramente è difficile farsi quando ti promettono un nuovo grosso parco giochi.

Come cittadini abbiamo delle responsabilità prima di tutto di essere consapevoli di quanta importanza diamo a noi stessi e quanto questo abbia senso, quanto abbia senso la realtà posta in modo dicotomico, quanto parliamo di quello che in realtà non conosciamo davvero.

Prima di decidere che qualcosa non va bene, innanzitutto dovremmo conoscerlo personalmente, e significa anche che dovremmo prenderci la responsabilità di non esercitare potere su tutto quello su cui possiamo farlo solo perchè possiamo, che ben venga che esista qualcosa che non è nostro, non ci appartiene, perchè ancora può stupirci ancora può farci crescere, e soprattutto perchè se anche così non fosse, non ci è dovuto tutto e non necessariamente qualcosa deve essere in relazione a noi.

Ho fiducia nel fatto che se siamo riusciti a fare tanto casino per il glutine e l'olio di palma al punto da far creare intere linee prive di questi prodotti praticamente essenziali per alcuni brand, possiamo affrontare con serenità anche un'esame di coscienza sulla gentrificazione e il nostro ruolo assolutamente attivo nella questione.

Vi lascio con una nota ironica e popolare, con questo bellissimo pezzo di True detective che parla di religione ma calza molto bene anche con la questione gentrificazione e che ci aiuta a riportarci al nostro essere parte e non protagonisti assoluti.

The ontological fallacy of expecting a light at the end of the tunnel, well, that’s what the preacher sells, same as a shrink. See, the preacher, he encourages your capacity for illusion. The he tells you it’s a fucking virtue. Always a buck to be had doing that, and it’s such a desperate sense of entitlement, isn’t it?
“Surely this is all for me. Me. Me, me, me. I, I. I’m so fucking important. I’m so fucking important, then, right?”
Fuck you!
Per i non angolofoni:
La falsità ontologica nell’aspettarsi una luce alla fine del tunnel, ecco ciò che vende il predicatore,
come uno strizzacervelli. Vedete, il predicatore incoraggia la vostra capacità di illusione. Poi vi dice che è una fottuta virtù.
Che c’è sempre una ricompensa. Ed è come se vi sentiste in diritto in modo disperato ad averla, no?
“Certo, tutto questo è per me. Me. Me, me, me. Io, io. Sono così fottutamente importante. Sono così fottutamente importante, giusto?”
Fanculo!

martedì 6 settembre 2016

A Virginio Merola sul Navile e ai politici in generale.


Caro sindaco,
questa è una lettera aperta, perchè evidentemente i social o qualsiasi altro mezzo con cui può fingere di avere un rapporto con gli elettori funziona solo per quando c'è chi si lamenta di banalità o le fa i complimenti alle sagre o nelle passeggiate mentre parla di degrado non sapendone la causa, ma soprattutto non volendo in fondo neanche saperla, perchè sarebbe un problema complesso.
Vorrei dirle che è molto facile fare il sindaco quando ci si mette un elmetto in testa e si scavalca con un passo lungo gli errori fatti mentre se ne stanno per fare di peggiori, parlando di impegno e di interesse pubblico, quando si lascia un ecomostro in cemento in mezzo a un quartiere e non si sa ancora dove trovare i fondi dopo averne affidato la costruzione ad aziende su aziende che sono stranamente fallite facendo dilapidare i nostri (sono NOSTRI) soldi creando aree di nulla e già parlare di altre costruzioni senza nemmeno considerare quello che si distrugge per mettere in piedi servizi che saranno l'ennesimo vuoto riservato a chi ha soldi da spendere.
Ma soprattutto è bello vedere quanto è facile sorridere alle telecamere, alle macchine fotografiche mentre si omette tanto di quello che esiste, in Bolognina, esistevano occupazioni abitative di intere famiglie, da anni che erano una comunità e sono state smantellate mentre ancora si parla di emergenza abitativa, ma diamogli il suo vero nome è mala organizzazione quando l'emergenza dura da anni e nei quartieri i soldi si spendono per costruire appartamenti di lusso.
Esistono spazi sociali in bolognina che ogni giorno danno servizi gratuiti a chiunque cercando di conoscere e risolvere molti dei problemi di integrazione, isolamento e povertà nel quartiere senza ricevere nulla ne dal comune ne dalla popolazione, hanno imparato a farsi i lavori da sè, hanno imparato a parlare con le realtà del quartiere, le persone che già ci abitano, ma visto che non si abbinano all'immagine che ci siamo fatti della cultura, con palazzi di vetro, donne in camicette dalla voce pacata e libri famosi, dove è netta la distinzione tra chi produce cultura e chi la consuma senza partecipazione, questa non è cultura, e visto che non abbiamo le presentazioni in auditorium appaltati a chissà quali amici, dove ci sono concerti a pagamento sotto il nome di qualche grossa banca che magari ha tanti di quegli appartamenti sfitti in giro da risolvere il problema abitativo, ma visto che ha i soldi li trattiamo bene, e visto che non ci sono le palestre di lusso, con tanto di sauna e attrezzi che tutto sommato sono fermi mentre si corre come criceti in ruota, non si impara granchè, si paga, si suda e si torna a casa, visto che in effetti quegli spazi sociali sono aperti per la partecipazione reale delle persone, per essere un approdo per chiunque con attività e fatica ma di soldi ahimè non ne sta guadagnando proprio nessuno, forse non piace un granchè no? Eppure c'è il biologico, c'è la cultura, c'è la palestra ed è gratis per tutti senza costare al comune, perchè allora quello non va bene e spendere altri soldi rischiando altri fallimenti per servizi che già esistono e costano e non sono alla portata di tutti e non creano sociale e non creano cultura invece vanno bene e sarebbero nell'interesse della popolazione?
Ci piacciono i posti trendy che possano farci fare bella figura quando ci passeggiamo davanti, dove la gente magari passa la serata a bere e mangiare e poco altro ma ha tutto un gran bel mood intorno, magari è meglio una palestra che ci faccia dimagrire pagando fior di soldi in uno spazio molto carino invece che partecipare a qualcosa gratis dove esiste miracolosamente l'autogestione.
è strano il suo sistema di valori sindaco.
Una persona che davvero abbia l'interesse di amministrare una città di cultura, forse si preoccuperebbe di valorizzare le eccellenze che ha, che non sono solo tortellini e prosciutti, anche a prescindere dai soldi che ne ricava, o che ne ricavano gli amici.
Un sindaco che prende decisioni nell'interesse della popolazione lo dovrebbe fare calcolando davvero la popolazione, non quella che fa bella figura nei rendering o i bravi giovani che stringono la mano in foto e sono tanto carini, ma tutta la popolazione e a maggior ragione quella che si interessa davvero di ciò che gli sta intorno, si impegna ogni giorno per fare qualcosa per gli altri senza ricavarne in cambio ne meriti ne soldi e prendendosi anche lo sfregio di essere surclassato dagli interessi di pochi, di essere ignorato e di essere calpestato.
Cos'è un bravo sindaco se non considera questo?
Invece di fare le passeggiate nei quartieri con l'elmetto in testa perchè non la smette di fingere che non esistano certe realtà, che costruire altre roccaforti di cemento per ricchi non integrerà la popolazione, non solleverà dalla povertà e non creerà nulla se non altri buchi sociali?