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giovedì 1 ottobre 2020

Di Bellezza e di altri demoni o Manifesto della Bruttezza

Cos'è la bellezza? 
Da Wikipaedia

La bellezza è un concetto astratto legato all'insieme delle qualità, percepite tramite i cinque sensi, che suscitano sensazioni piacevoli e che attribuiamo a elementi dell'universo osservato (come oggetti, persone, suoni, concetti), che si sente istantaneamente durante l'esperienza, si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi a un contenuto emozionale positivo, in seguito a un rapido paragone effettuato.Astratta, legata alle sensazioni, spontanea.
Qualcosa di effimero e gioioso, a modo suo infantile, affidabile per ciascuno e differente per piccole o grandi variazioni in ogni epoca.

Negli ultimi anni, questo concetto è andato modificandosi, grazie anche all'allargamento dell'impatto dei media sul nostro quotidiano che è passato da elemento cadenzato (settimanale, mensile, quotidiano), strutturato (palinsesto, tema...) e a senso unico, ad essere un elemento permeante, diffuso e collettivo, per quanto sempre guidato da personaggi più salienti anche al di fuori del mondo dello spettacolo come gli influencer.
La bellezza intesa come caratteristica estetica di gradevolezza sta passando all'essere caratteristica di senso e di simbolo, bellezza quindi come definizione delle generali qualità della persona ma soprattutto come caratteristica intrinseca sempre presente a prescindere dal concetto astratto legato alle sensazioni di immediata piacevolezza.
Questo è considerato una liberazione per il mondo femminile, il primo in effetti a chiedere questo cambio di senso.
Facciamo un passo indietro per cercare di comprendere come si sia passati a questa necessità.
La bellezza nei media e soprattutto nel mondo delle donne nei media, è sempre stato l'elemento fondante. In anni di televisione abbiamo assistito a un susseguirsi di ruoli femminili sempre più vacui di quelli maschili, svestiti, illuminati, giovani, e diciamocelo, il più delle volte inutili se tolti di quell'unica caratteristica che è la bellezza.
A scegliere questo corollario di personaggi, un team di persone in stanze chiuse con teste altrettanto chiuse e formate per perpetrare quello che è sempre stato, cioè l'adorazione della figura femminile, lo scrutare ogni suo più piccolo aspetto fisico e l'utilizzarla per rappresentare la gradevolezza, per far acquisire al suo intorno un valore più alto, una sorta di dote in mano agli spettatori, ai lettori e così via.
Non esiste un prodotto che non sia stato pubblicizzato da una donna, in modi più o meno crudi, volenti o nolenti, il corpo della donna è sempre stato lo sbrilluccichio di valore, l'incarnazione del bello e questo non certo per sbaglio, ma perchè chi ha il potere di rappresentare il bello, fin dall'antichità, è sempre stato l'uomo. 
Pittori, scultori, presidenti di rete e così via sono uomini, lo sguardo con cui ci guardiamo è maschile, come poi emerge in modo surreale in alcune situazioni quale appunto il festival della bellezza dove a parlare sono solo uomini, con un'immagine rubata all'artista Maggie Tailor che rappresenta una preadolescente.
Con l'avvento dei social network e della polarizzazione dei protagonisti del mondo della comunicazione, tutti abbiamo potuto accedere alla visibilità, alla notorietà, all'essere parte del mondo dello spettacolo. Un desiderio normale, qualcosa di impensabile fino a pochi decenni fa e per tutta la storia dell'umanità che ci precede.
Ecco però che la bellezza, un concetto astratto effimero, più o meno soggettivo per quanto sempre permeante della vita quotidiana, passa dall'essere elettivo per pochi ad essere elettivo per tanti, scatenando un blackout.



L'immagine di sè sui social network non è protetta, non è a senso unico, la bellezza è ancora radicata come concetto elettivo per essere visibili, soprattutto per la donna e allora la bellezza diventa un'arma per chi come tutti vuole potersi esporre, poter esporre le proprie idee o i propri argomenti, diventa un'arma perchè se per secoli siamo stati abituati a tollerare o amare l'immagine pubblica di pochi per titoli o per bellezza, se questi nuovi personaggi venuti dal basso non sono belli, non se lo meritano e allora vengono letteralmente messi alla berlina.
Si chiede allora di purificare il concetto di bellezza, per non renderlo più quest'arma dolorosa, dargli un senso nuovo, inclusivo.
Qual è allora il problema?
Il problema è che piegare a sé il senso della parola bellezza non eliminerà il concetto stesso di bellezza, non eliminerà la sensazione immediata e astratta di gradevolezza data da qualcosa di effimero eppure comunque reale come l'aspetto fisico, soprattutto in una società di immagine, che sia una persona, un animale, o un dolce.
Anche se ci dicessimo che la bellezza è di tutti, sapremmo distinguere cosa troviamo bello da cosa invece ci appare brutto, non potremmo impedire al nostro cervello di individuarlo, staremmo fingendo tutti insieme di aver abolito la bellezza, una parola che nasce da un concetto e non il contrario.
Il problema non è cambiare il senso della bellezza per dare a tutte noi la possibilità di sentirsi finalmente chiamare belle, di avere finalmente quella parola che sappiamo essere la più alta onorificenza che ci è stata concessa nel mondo pubblico. 
Il problema non è appropriarcene, ma liberarcene.
La bellezza esiste, la vediamo in una statua di Bernini, sappiamo che ci piace perchè è bella, ma non diamo meno valore a Picasso o a Munch, dove non è la bellezza a incollarci alle loro opere, i loro quadri non sono belli nel senso estetico del termine, sono potenti, sono affascinanti, sono dolorosi, interessanti, tantissimi altri termini che li rendono significativi.
Perchè allora noi donne invece di rompere con il passato ed essere trattate come qualcosa che può essere bello o no e su questo valere o no, invece di accontentarci di una parola da far calzare a tutte non ci appropriamo di tutte le altre, come del resto avviene per gli uomini? 
Perchè abbiamo bisogno di continuare ad adattarci a quello sguardo che ci dà senso solo se può definirci belle? 
La bellezza esiste anche al di fuori della sua parola, non riusciremo e non avrebbe nemmeno senso allargarla fino a distruggerla perchè esisterebbe comunque, ma noi siamo molto, molto di più, appropriamoci di tutte le altre parole, rompiamo con l'idea che siamo meritevoli di attenzioni e di non essere insultate o giudicate solo se siamo belle.



E allora ecco il manifesto della bruttezza



Vogliamo il diritto di essere anche brutte senza che questo ci distrugga, ci umili, ci renda ossessive, ci faccia coprire di strati di trucco fino a cambiarci i connotati negandoci il nostro stesso viso, spendendo soldi per trattamenti dolorosi, puntandoci una lente di ingrandimento perenne che ci ha fatto persino evitare esperienze come l'andare al mare o in bici.
Vogliamo poter essere brutte o bruttine o banali di aspetto senza che questo ci tolga valore, senza che ci faccia sentire inutili, inadeguate, degne di derisione, vogliamo un corpo che funzioni, non si stritoli per forza in jeans che bloccano la circolazione, tacchi che storcono le schiene, possa correre quando vuole e viva nel mondo senza costrizioni e dolori pur di farci sentire che valiamo qualcosa.
Vogliamo valere anche senza un patentino di qualità che dice "sei bella, sei salva", vogliamo essere ascoltate anche se non siamo gradevoli all'occhio, se non siamo ammalianti, seducenti, magre, sexy.
Vogliamo non essere perennemente sotto un'occhio attento talmente maniacale da dare nuovi nomi a parti del nostro corpo non conformi come se questo ci definisse.
Vogliamo avere più parole per descriverci ma anche non descriverci affatto, siamo state sezionate, categorizzate, osservate da pittori, scultori, registi, fotografi, siamo stanche di essere rappresentate perchè ogni rappresentazione è un nuovo sguardo maschile con cui scansioniamo noi stesse. 
Vogliamo prendere vita come un pinocchio che si libera del legno e si trasforma in umano.
Vogliamo non essere coraggiose solo perchè ci spogliamo con una 44 o non fingiamo di non avere peli sotto le ascelle, vogliamo il diritto ad essere coraggiose anche senza spogliarci, anche senza la banalità di vivere come siamo.
Invece che essere tutte belle, vogliamo il diritto di essere brutte e fregarcene.

venerdì 2 marzo 2018

La violenza di non essere credute

Cosa hanno in comune le studentesse americane che hanno accusato i carabinieri di stupro, il caso di Federico Barakat e quello dell'omicidio delle due figlie e del ferimento grave della moglie da parte del carabiniere di Cisterna di Latina?
Le donne, certo, gli uomini ma non solo.
Quello che hanno davvero in comune questi tre casi è lampante eppure arginato come un fatto un po' triste, indignante ma bypassato dalla violenza del colpo finale, ridotto al senno di poi.
Quello che hanno davvero in comune questi tre casi è l'assoluta mancanza di credibilità che è stata data alle donne nel momento in cui a smentirle avevano il parere di un uomo, nonostante tutti i fatti e le evidenze fossero a loro favore.
Due di questi tre casi sono ancora in fase di discussione, un raptus? Un problema psichiatrico?
Ci si sofferma sulle cause, ci si sofferma sull'uomo, su cosa l'abbia "sguinzagliato", cosa abbia creato quest'idea malata, sull'idea di eccezionalità, di deviato e non ci si sofferma sul contesto, sul normale, il quotidiano. Nessuna delle persone coinvolte era sola o isolata, nessuna di loro era la vittima silenziosa, la donna inerme. Eppure quando sentiamo queste storie tutto porta a credere che in fondo lo fossero, che non ci fosse realmente nessuna distanza, nessun ostacolo tra loro e l'aggressore, in uno la madre non era stata ascoltata alla richiesta di tenere il figlio lontano dal padre perchè pericoloso, non era stata considerata nonostante avesse paura anche il figlio, nell'altro non era stata ascoltata né aiutata, eppure si era rivolta a tutti, eppure la paura era verso una persona armata che aveva avuto episodi in pubblico, chiamava spesso in toni preoccupanti, aveva manifestato episodi di violenza e paranoia, ma soprattutto aveva una pistola.
Il terzo caso invece è addirittura tutto basato unicamente sulla credibilità, due ragazze denunciano uno stupro, i carabinieri che accusano dicono che non è vero, è la loro parola contro quella dei carabinieri? 
Non proprio.
In effetti ci sono anomalie che già dovrebbero dare a intendere che tra le due parti in causa, una non sia molto attendibile, infatti i carabinieri non dovevano pattugliare la zona del locale, ma si sono stanziati e non l'hanno riportato come sarebbe d'obbligo, e non hanno denunciato il fatto di far salire in macchina le due ragazze e anche questo nel loro mestiere è una grave negligenza. Eppure, a essere interrogate 12 ore con domande assolutamente inappropriate e inutili al caso, sono state le due ragazze, e sono state screditate anche sui social, insultate, vessate, accusate di stare mentendo per avere i soldi di un'assicurazione che a noi appare strana ma in U.S.A. è semplicemente lo standard. Cioè si è preferito credere che due ragazze in un paese straniero, accusassero due uomini delle forze dell'ordine di stupro mentre erano ubriache montando un caso prevedibilmente internazionale e una causa legale prevedibilmente lunga e faticosa per ottenere i soldi di un'assicurazione standard, piuttosto che credere che forse due carabinieri che hanno omesso i loro spostamenti e le loro azioni in servizio non abbiano abusato del proprio potere.
Come altre due ragazze: Greta e Vanessa, che sono state insultate e screditate persino dai politici, non si perdonava loro, ragazze italiane, di aver scelto di andare in Siria come volontarie, ad aiutare in nome una causa considerata giusta, ma soprattutto non si credeva che potessero essere andate per semplice spirito umanitario, le motivazioni che sono state attribuite sono andate dalle accuse di esibizionismo a quelle di lussuria, i loro rapporti con i rapitori sono stati scritti e riscritti a causa di bufale e illazioni un numero esagerato di volte.
Persino un noto politico ha retwittato una bufala in merito, senza nemmeno chiedersi se questo fosse vero, ha subito adottato e condiviso una versione dei fatti dannosa e assurda perchè nel suo cervello era semplicemente più credibile del contrario, non ha avuto nessun dubbio.
E Asia Argento? Dopo il caso Weinstein in Italia si è scelto di aggredire lei invece di chi aveva compiuto un abuso di potere, si è scelto di accusarla di non avere, in fondo, abbastanza motivazioni per denunciare Weinstein, non era credibile che lei l'avesse detto solo ora, (nonostante anche tutte le altre celebrità siano emerse con la propria storia solo dopo la prova di una registrazione) non era credibile che fosse un fatto traumatico se aveva preferito non denunciare e portare avanti la carriera, Asia Argento non era credibile e andava punita con gli insulti perchè rovinava un uomo.
Emblematica è la dichiarazione della modella Ambra Battilana proprio in merito al caso Weinstein, "Ho registrato perchè altrimenti non mi avrebbe creduto nessuno".
Così le madri, le mogli, le ragazze e i figli non sono vittime senza voce, ce l'hanno la voce, e anche forte, e hanno perseveranza e molto più coraggio di quanto si attribuisca loro nel nostro immaginario collettivo che le relega a vittime che subiscono in silenzio, solo che non vengono ascoltate, non vengono prese sul serio, le donne si sa che sono esagerate.
Perchè Kim Cambpell, ex primo ministro del Canada deve avvertire le donne che portare vestiti con le spalline possa cambiare la credibilità? Perchè anche se può non piacere e a me per prima non piace, è vero.
Perchè moda e politica sono considerati due mondi a sé e il primo è associato alle donne, perchè che sia la Boschi o la Boldrini quello che interessa per primo non è cosa abbiano da dire ma come sono vestite, se sono belle o brutte e in funzione di questo spesso vengono attaccate politicamente, normalmente con l'assioma brutta- frustrata/ senza sesso/ che non vale la pena ascoltare oppure bella - stupida/arrivista/incapace/solo utile al sesso.
In ogni caso la donna non è credibile.
Celebre è il caso dello stupro con jeans, dove a essere più credibile della donna sia stato persino un indumento.
Lo stupro è emblematico della credibilità, perchè dimostrare uno stupro significa dimostrare che non ci fosse consenso, è la parola della vittima contro quella dello stupratore, lì entra in gioco la credibilità della donna che è labile, e negli stupri questo è lampante: le donne in fondo lo vogliono, quando ti dicono no significa sì, in realtà le è piaciuto, è che non sanno bene cosa vogliono, è che magari lo volevano e poi se ne sono pentite, è che in fondo lo volevano e quindi non si sono opposte davvero, perchè non sono scappate? Perchè non hanno reagito abbastanza? Perchè non ci sono ferite? E poi era una che aveva una vita sessuale molto attiva, era bisessuale, non aveva un fidanzato. 
Queste sono solo alcune delle affermazioni che sono emersi finora dalle fogne di pensieri reconditi e sottintesi o palesi quando avvengono stupri compiuti da italiani, basta guardare i commenti sotto qualsiasi notizia di stupro per trovare di questi pensieri messi per iscritto con tanto di nome e cognome, che siano uomini o donne.
Non sono solo le tragedie a dirci che le donne non sono credibili, sono gli atti di tutti i giorni, sono l'attribuire il ruolo di maggior prestigio, tra uomo e donna, sempre all'uomo nonostante segnali contrari, sono lo stringere la mano prima agli uomini in un incontro formale, il considerare come valide prima le idee maschili anche quando ad avere più esperienza è una donna, sono il mansplaining, le battute sul guidare, sulla capacità di capire qualsiasi cosa che non siano vestiti e scarpe e così via.
La violenza sarebbe evitabile o quantomeno arginabile se chi è intorno alle donne e ai loro figli che si sentono in pericolo le prendesse davvero sul serio anche quando dall'altra parte c'è un uomo che dice che non ce n'è motivo (ma tutti i segni portano a credere che invece ce ne sia eccome).

mercoledì 18 gennaio 2017

Il sesso come insulto, rifondare il dibattito

In questi giorni sto pubblicando molto sul genere, lo so anche se questa non è una pagina dedicata al genere, ma è anche vero che in questi giorni mi sono spesso imbattuta in tante pagine anche ironiche o assolutamente non legate ai generi, che, come da lunga tradizione, usano e incoraggiano l'uso del sesso come insulto verso le donne che hanno in quel momento un qualsiasi tipo di potere (vale spesso anche per gli omosessuali e per le donne che hanno il potere di far sentire gli uomini frustrati o esaltati, per il potere decisionale a livello poltico, per il potere di parola che influenza l'opinione pubblica in bene o in male e così via, a prescindere da quanto siano capaci o incapaci), pagine anche carine, divertenti, che poi cascano sull'offesa alla professionalità dei personaggi femminili ricorrendo al sesso punitivo, (il cazzo come vergogna "le piace il cazzo" il cazzo come strumento punitivo "merita di essere inculata", "merita lo stupro" che normalmente viene augurato agli uomini solo, assurdamente, in caso di stupro cioè il viscerale occhio per occhio dente per dente).

Il sesso come umiliazione si rifà sempre alla questione se ti piace il sesso allora vali di meno, è una sorta di cortocirucuito nella mentalità maschilista per cui le donne sono apprezzate in quanto sessualmente attraenti ma non devono apprezzare la sessualità, devono essere disponibili ma controvoglia, devono essere belle ma possono essere attaccabili se troppo belle ("è un cesso", "si veste come una puttana", cioè dovrebbe essere bella per meritare attenzione ma discretamente per non essere notata solo per quello o più semplicemente non esserne consapevole per essere ancora una preda accessibile).

Il cortocircuito in pratica le fa tornare ad oggetto del sesso ma non a partecipanti dello stesso, se partecipanti volontariamente, queste diventano deplorevoli, sporche, non meritevoli di ascolto/stima/capacità/responsabilità.



Quando questo avviene nel momento in cui andrebbe criticata la professionalità o l'atteggiamento non inerente al sesso di una donna di più o meno potere, significa tenere nella conversazione sempre presente che la donna è primariamente qualcosa che ha a che fare con il sesso e non con l'ambito della critica, si riduce a un oggetto, a qualcosa di debole e che rende più forte in automatico chi sta attaccando, a prescindere che ci siano delle buone ragioni o meno, è come il classico modo di dire per non avere l'ansia in pubblico: "immagina il tuo pubblico nudo".


Per le donne soprattutto esposte pubblicamente, questo è una costante che mina la possibilità di crescere professionalmente ma anche di ricevere critiche sensate. Questo tipo di problematica infatti ha effetti non solo sulle donne in quanto vittime dell'attacco e tutte le donne che in qualche modo vengono accomunate all'oggetto tramite l'effetto alone, (infatti normalmente se si attacca in questo modo una donna, con un effetto alone questo tipo di attacco si estende anche ad altre, vedi la Boschi con la Boldrini, un tipo di attacco che le unisce in quanto politiche e donne che non si applica allo stesso modo a politici e uomini) ma anche in quanto favorite da una non argomentazione, mi spiego, nel momento in cui si attacca per i motivi sbagliati, una parte di persone si sentirà in dovere di schierarsi contro il tipo di attacco perchè in effetti ingiusto e deplorevole, il focus del discorso quindi automaticamente cambierà e diventerà molto difficile portare avanti il tema iniziale, è quello che succede spesso nella politica per indebolire un argomento o un politico, si attacca lateralmente, si disperde il punto affinchè quel punto semplicemente importi molto meno del suo effetto.

In queste pagine infatti (ma vale in generale per tutte le conversazioni in ambienti non conclamati che includa il femminismo tra le tematiche) alla risposta dei loro stessi utenti con la parola sessismo, rispondono senza argomentare sul tema, ridicolizzano, sviano l'attenzione ecc.. anche davanti ad argomentazioni sensate non rispondono, rispondono sulle virgole, gridano al comblotto, si invocano le classiche fattele due risate, insomma non rispondono per argomenti, eliminando di fatto le possibilità di avere un dialogo o un dibattito.


Togliere il dibattito annulla ogni sforzo e soprattutto toglie significato alle stesse parole, che diventano accettabili solo in contesti estremi e non nel quotidiano, si riduce ad eccezione.

Allora mi sembra necessario riportare in auge il fatto che un dialogo o un dibattito, che sia una serie di commenti o che sia una conversazione al bar, è un elemento importante della nostra società, è in grado di formare opinioni o mantenerne, richiede quindi che ci sia una responsabilità in chi dialoga, in chi dibatte, soprattutto pubblicamente, è necessario quindi, che siano rivalutate nella loro importanza: le motivazioni, le argomentazioni, e tutti gli strumenti di senso, come la statistica, la semantica, le logiche prive di sofismi.

Importante è dunque, rifondare il senso di dibattito attraverso le opinioni da riproporre su basi solide in grado di essere discutibili e difendibili, perchè altrimenti ci riduciamo a ridicolizzare quello che non ci convince, non approfondirlo e lasciarlo galleggiare in mezzo a fazioni pro o contro che non si incontrano tra loro creando di fatto, una società a scomparti dove un'ingiustizia viene rivendicata da un gruppo e perpetrata nell'altro, ma anche dove la comprensione di quello che non è un'ingiustizia anche se lo sembra, genera incomprensioni senza vedere il positivo (per esempio anche negli stessi gruppi femministi ci sono estremizzazioni su cosa è sessismo, un dibattito interno o con l'esterno, se non è vissuto come una fazione bi-opinionistica, può risolvere e canalizzare meglio le energie del gruppo, facendo portare avanti le cause significative).

lunedì 31 ottobre 2016

Halloween, costumi e differenze

Ho sempre trovato Halloween e il carnevale, alcune delle feste più divertenti che ci fossero durante l'anno, questo principalmente per un motivo, la possibilità di travestirsi.
Il travestimento è qualcosa di liberatorio, divertente in tutti i periodi della vita, nell'adolescenza anche un'ottima occasione per essere più attraente diventando qualcosa di sorprendente e immaginario magari per conquistare il ragazzo o la ragazza di turno, da adulta è un bellissimo modo per condividere qualcosa con amici e amiche con costumi abbinati o semplicemente condividendo l'euforia del momento scelta abito e trucco che precede la festa.
Quello che cambia sempre di più e sempre più violentemente è la differenza tra come e perchè si vestono le femmine e come e perchè si vestono i maschi.
Fortunatamente in realtà non siamo come veniamo dipinti dalle proposte commerciali e siamo ancora dei giocherelloni pieni di inventiva ma la tendenza, soprattutto sui bambini grazie ai nuovi cartoni animati o alle mode del momento è quella di ridurre sempre più la fantasia e l'immaginario ai cartoni veicolatori di merchandising e a una inquietante dicotomia maschi e femmine sempre più accentuata.
Per quanto riguarda le adulte, dopo l'ondata di cigni neri, quest'anno credo che si vedrà in giro una spropositata quantità di Harley Quinn, badass girl superfica che potrebbe effettivamente rappresentare l'aspirazione femminile della nostra epoca, donna forte, ovviamente bellissima, un po' stronza, un po' matta, sicuramente sexy, aspirante ribelle, ma più nel vestire e nell'atteggiamento che nel reale, anche lei in realtà non conosce nient'altro che la sua storia d'amore, torbida, passionale, sessuale, turbolenta ma con lieto fine. Harley Quinn in realtà è graficamente apprezzabile ed è la ragazza speciale, unica femmina in un mondo di maschi, quindi anche unica femmina apprezzata dai maschi, la classica "non è come le altre", sfrontata, tosta, senza regole ecc.... tutto ciò con un look molto forte con codini stile lolita, cintura borchiata ma sulle mutande, pancia spesso scoperta, maglia e trucco disagiati da vera badass girl ma colorato quindi originale e non deprimente quindi comunque un personaggio vincente, grandi tette, rossetto rosso, tatuaggi al posto giusto, insomma sesso, moda, follia e romanticismo ma non vestito da conformismo, che non lo vuole esteticamente nessuno. Il cocktail fenomenale della corrente pop femminile del nostro secolo, il femminismo alla Beyoncè per intenderci. Una storia che è ovviamente molto lontana dal fumetto principalmente perchè non vedevano l'ora di puntare finalmente anche al pubblico femminile per quella fetta irraggiungibile di incassi dall'altra metà del cielo, per chi fosse interessato, qui il link a un articolo che ha trattato molto bene il tema Harley Quinn sia per la differenza con il fumetto, sia come personaggio cinematografico in sè e che vale la pena leggere.
Tralascio il mondo adulto, perchè sappiamo tutti che le proposte di vestiti di halloween per le femmine sono incredibilmente sessisti, noiosi e per niente spaventosi e sono solo una sequela di varianti sexy di qualcosa che è un po' come dire se non sei sexy cosa festeggi  halloween a fare? Chiunque infatti può farsi un costume basta seguire l'assioma: sexy_INSERIRE_PERSONAGGIO, abbiamo quindi sexy piratessa, sexy zombie, sexy vampira, sexy mercoledì della famiglia addams (che era una bambina), sexy gatta, sexy qualcosa appunto, uno dei più divertenti è il sexy bacon che potete vedere sulla mia pagina facebook e che è solo un vestito molto succinto, sexy appunto con stampata della pancetta, da questo punto di vista Lady Gaga aveva saputo fare decisamente di meglio.  Fortunatamente non siamo dei robot affidati al marketing.

Vorrei concentrarmi, in questo articolo più che altro, sul mondo infantile, che è molto diverso e a suo modo insidiato. 
Quello che mi lascia perplessa cercando su internet i costumi da bambina e bambino è stato notare quanto si stia accentuando sempre di più la dicotomia maschi=vestiti che fanno paura (è halloween.) o divertono e femmine=vestiti che fanno carina/sexy (???!). Non solo l'abbigliamento è piuttosto diverso ma anche il modo in cui questi abiti vengono proposti è decisamente differente, l'atteggiamento che ritroviamo nelle bambine indicativamente dai 6-7 anni in poi è provocante, ammiccante e sicuramente poco affine alla festa e all'età della bambina, è un po' una piccola adulta desiderosa di complimenti e seduzione, mentre il bambino, bè è un bambino, ha una faccia da bambino, costumi da bambino e non ha una sorta di obiettivo perenne.
Nei maschi la festa è quella che è, mostri, cose brutte e un po' disgustose, scherzi, spaventi, nelle femmine è una versione in miniatura dei costumi da donna adulta con più fronzoli, un po' meno aderenze, spesso rosa, calze a rete e cose del genere che di certo non fanno paura, non fanno schifo o sono buffi e non hanno niente a che vedere con la festività in generale, come per molti costumi femminili, è semplicemente la versione buia e sexy di altri abiti e il suo unico obiettivo è essere carinamente dark.
Questo per i costumi generici, che se vogliamo possiamo prenderla un po' come gli adulti, delle proposte che possono casualmente aver seguito o meno (visto quanto è unificata comunque sappiamo che c'è di sicuro un fondo di verità su quali acquisti vengano fatti).

Ma se prendiamo quelli dei cartoni animati (anche italiani, vedi la assillanti Winx) che sono anche un po' quelli più richiesti dalle stesse bambine, sono persino peggio, le pose sono ancora più ammiccanti, i vestiti ancora più improbabilmente sessualizzati e i materiali sempre più sfavillanti.
Si può dire che questi sono classici pensieri da adulti, ovvero, le bambine vedono con occhi diversi una minigonna, vedono delle fatine e basta, così come noi anni '80-'90 nelle Barbie vedevamo semplicemente delle bambole. E questo è senz'altro vero
Quello che vorrei sottolineare infatti non è tanto la questione vestiti ma quella atteggiamento e identità, cos'è che si impara più o meno direttamente identificandosi in questi personaggi? Quella necessità di doversi sentire carine e piacere ed essere adorabili e gradevoli già così piccole, perchè questi personaggi in effetti non hanno praticamente nessuna caratteristica se non quella di essere adorabili, ben definite, con pose e atteggiamenti specifici e tanti accessori. Questi oltretutto non sono solo giocattoli (tra l'altro mi sa che nessuna si vestisse da Barbie da piccola, era una bambola adulta, non una personificazione di sè) ma sono un intero mondo che circonda le bambine, il loro immaginario, e più di ogni altra cosa la loro identità.
Le Winx per fare un esempio inflazionato come un altro, sono un cartone animato, ma anche un fumetto, bambole, costume, accessori, vestiti, canzoni, accessori capelli, accessori scuola e chissà quanta altra roba che non conosco. 
Una canzone Winx, più o meno sono tutte uguali con il concetto, sei parte di un club, sei fantastica e abbiamo dei nemici

Per le bambine, l'influenza che questi cartoni esercitano è molto diversa, essi rappresentano l'intero sistema di oggetti e immaginario che circonda le bambine, dal modo di porsi, alle differenze sociali (chi ha più roba Winx chi non ce l'ha, e comunque non è nemmeno economica, ma se guardate un cartone Winx o un qualsiasi altro cartone vedrete che tendenzialmente non esiste il problema economico e nemmeno esistono limiti classici quali i genitori). 

Quali sono nello specifico le caratteristiche dei cartoni stile Winx che vengono replicati un po' in serie per produrre anche un merchandising:
  • colori corrispondenti a personalità distinte
  • classico mondo magico con pochissima sostanza o capacità dei personaggi che semplicemente sono nati così perchè sono speciali
  • bassa variabilità della trama, esiste un modello tipico che si sussegue in tutte le puntate e che è anche la forma totale del cartone
  • valori ripetuti all'infinito e in modo esplicito (normalmente l'amicizia) senza però nessuna reale trama o relazione tra i personaggi o realistica dimostrazione di amicizia, l'amicizia è intesa come valore astratto che unisce i personaggi a prescindere da caratteristiche personali, situazioni o altro, in linea di massima il primo screzio è risolto solo in nome dell'amicizia ma senza una base reale
  • altri sistemi di conferma e reminding del "brand" quali le canzoni Winx, gli animaletti Winx ecc...
  • nessun limite, i personaggi non hanno genitori, non hanno problemi economici, i limiti sono o piccole seccature superabili con morale o grandi nemici da abbattere grazie al proprio coraggio e ai propri poteri
  • personaggi fatti per una immedesimazione immediata, e riconoscere una propria identità nettamente distinta dalle altre, i personaggi sono infatti caratterizzati da una/due particolarità caratteriali che ne definiscono anche le corrispondenti fisiche, visive (es. sportiva, amante dei computer, capelli corti, colore verde)
  • i personaggi sono gerarchizzati socialmente, c'è la protagonista, centro di ogni gruppo e portatrice unicamente di caratteristiche positive, ha i poteri più forti, le amiche più vicine, quelle meno vicine, in linea di massima è il capo all'interno di un modello di gruppo ben preciso e abbastanza aziendale. La gerarchizzazione è anche funzionale al fidanzato ( che normalmente esiste idealizzato o meno, un elemento che nei cartoni "maschili" invece non esiste mai) ed è speculare, cioè fidanzato migliore a ragazza gerarchicamente più importante.

Non sto dicendo assolutamente che la Barbie fosse salutare per la nostra educazione, ma non è la stessa cosa avere una bambola con una 5° di tette che cambia mestiere ad ogni uscita di catalogo, indossa abiti e ha svariati animali/sorelle/amiche/un fidanzato tutti sostanzialmente muti e lasciati alla nostra interpretazione piuttosto che un intero sistema di storie, canzoni, colori, frasi, movenze, simpatie, valori e merchandising diffuso.
La Barbie più che la sessualizzazione, nonostante curve e vestiti succinti, ci insegnava il consumismo e sostanzialmente, per quanto possa non piacerci l'idea, non si può dire che abbia fallito, infatti non ci identificavamo con lei ma con il bisogno di cambiarle l'abito, di farle avere altri accessori, mezzi di trasporto, parenti, ecc...in generale, Barbie era solo uno specchio dei nostri bisogni, più o meno frivoli, ma non di noi stesse.
La cosa più vicina al sistema giocattolo-mondo che abbiamo ora, era Sailor Moon credo, ma anche lì il merchandising era ancora troppo acerbo per essere così permeante nelle nostre vite, e soprattutto non era l'unico modello di cartone animato, i cartoni, che erano un po' la cosa fondamentale che ci dividevano nella quotidianità dagli adulti e che ci portavamo nei discorsi a scuola, nelle avventure immaginate e negli oggetti, erano anche molto diversi, per la maggior parte erano poco differenziati maschio/femmina e lo erano oltretutto solo alcuni, c'era Sailor Moon che risponde in parte al modello Winx, (soprattutto perchè era e restava solo il cartone che si poteva vedere limitatamente agli orari, ovvero aveva dei limiti) ma c'erano anche molti altri generi con storie e protagonisti completamente diversi, erano pochi quelli basati sulla competizione, la battaglia e la lotta individuale, i poteri magici al di sopra di ogni altra capacità. Quelli su combattimenti e grandi nemici erano così pochi in tutto il periodo '80-'90 da essere rimasti memorabili (ken shiro, cavalieri dello zodiaco, sailor moon, dragon ball, le tartarughe ninja), gli altri erano sostanzialmente storie completamente diverse ma soprattutto, i cartoni non erano necessariamente dei possibili alter ego ma erano personaggi che lasciavano ai bambini la possibilità di definire se stessi in modo più composito e meno netto o diretto. (è quasi magia johnny, occhi di gatto...  a volte anche istruttivi a modo loro come Pollon, Lady Oscar, esplorando il corpo umano).
L'immagine sopra è una ricerca genrica costumi halloween femminili e osservando bene vedete che alcune sono bambine altre sono donne, a volte il costume è proprio lo stesso e non solo.

Analizzando i costumi e i cartoni, emerge che le bambine oltre che le donne tendono sempre più a osservare se stesse in funzione di quanto piacciano agli altri e questo è il grande scoglio che il cosiddetto femminismo pop o moderno più che diminuire ha aumentato. L'ha aumentato perchè gli dedica un'enorme attenzione, ha allargato i canoni ma facendolo ha anche sottolineato quanto sia importante per una donna essere considerata bella, il piacere come massimo valore sociale anche ogni volta che un canone non vi rientra (essere grassa, essere bassa o altro), il piacere irraggiungibile come valore se si vuole essere considerate forti, il piacere come fonte di affetto, come fonte di aiuto, come fonte di potere. Correre ai ripari ogni volta che si sospetta che qualcuna possa non essere definita bella ci ha rese ancora più esposte, e oserei dire anche di nuovo esposte, ancora più sotto una lente di ingrandimento dove forza è spesso il sinonimo di un look più che di un fare o sopportare o riuscire..

La stessa sessualità che è stata una grande rivendicazione in quanto strumento di controllo e stigma sulla donna ora che è stato liberato sta tornando indietro modificato come un nuovo grande parametro di giudizio e successo, se prima dovevamo essere carine e pure, ora dobbiamo essere sexy e moderne, alla fine della fiera però dobbiamo sempre essere qualcosa di semplificato e visibile in modo massivo altrimenti siamo qualcos'altro che non va un granchè bene o semplicemente vale molto meno, un discorso che sugli uomini se esiste è già tanto e solo quando si rapporta alle donne, non certo con gli altri uomini.

Se non vogliamo vederlo in noi adulti proviamo a osservare almeno il mondo dei giocattoli e dei costumi dei bambini, vi invito ad andare in un qualsiasi ipermercato/supermercat e osservare il reparto giocattoli, le femmine hanno tantissimi giocattoli rosa, la maggior parte sono bambole e giochi di trucco e parrucco, come essere bella, essere speciale, essere gradevole

Non voglio entrare nella tematica della sessualizzazione delle bambine e della progressiva infantilizzazione delle donne perchè è un discorso ancora più lungo da trattare a parte (ma che esiste).
I maschi hanno giocattoli che li portano ad esplorare, combattere, conoscere, immaginare.
Qual è allora la differenza sostanziale? 
I maschi sono portati a conoscere e approfondire ciò che è fuori da se, a portare la propria attenzione (e quindi percettivamente anche quella di chi li circonda) verso il mondo circostante, quello che sanno fare, immaginare, inventare o hanno visto, fatto, trovato piuttosto che a se stessi, a come si vestono a come si muovono, a come cantano, a come ballano come invece sono portate e indirizzate a fare le bambine..
Non è diverso da quando negli anni '70 fu pubblicato "Dalla parte delle bambine" di Elena Gianini Belotti che, tra le altre cose, metteva in relazione le favole dei bambini e i ruoli maschio femmina, femmina=casa, interiorità, immobilità, maschio=attività, fuori casa, esteriorità intesa come fuori da sè. 
Il problema non è che esistano delle differenze e basta, quanto che per le femmine il proprio sè derivi sempre dall'essere in funzione di pochi parametri standardizzati e soprattutto che derivi sempre, in una strada o nell'altra dal piacere a qualcun altro.










lunedì 3 ottobre 2016

Lo scandalo Bettarini - Russo, perchè ne sono felice

Partiamo dagli albori, riporto quanto scritto su Globalist 2.0

Ecco cosa è accaduto.  Bettarini ha raccontato i molteplici tradimenti alla ex moglie che dice lui l'aveva tradito. Il pugile Clemente Russo dopo che aveva dato, nei giorni scorsi, del “friariell” a Bosco e del “b….o” a Signorini, ha dato della della “z…” alla Ventura, non solo, alla fine ha anche  aggiunto che lui al posto suo l’avrebbe ammazzata.


Bettarini ha raccontato nei dettagli di aver fatto sesso con Antonella Mosetti e Alessia Mancini mentre era sposato con la popolare presentatrice televisiva. L’ex calciatore sostiene che, nel 2006, aveva 4 amanti nessuna delle quali sapeva dell’esistenza delle altre. Cita Antonella Mosetti e Sara Varone. La prima “si era fatta trovare nuda nella suite di un Hotel di Roma, in Via Nazionale, a cavalcioni di una sedia e pulsava come un’anguilla”.

Non mi dilungo sui dettagli perchè il fatto ha già fatto il giro del web, l'hanno riportato un po' tutti e tutto sommato non c'è molto altro da dire, è una vicenda squallida, fatta di maschi latini fatti e finiti, muscolosi, abbronzati e attillati, confusi di testosterone che hanno avuto successo grazie a sport e agganci e che si confrontano sulle rispettive conquiste e rivendicazioni neanche il loro cazzo fosse lo strumento di misura del successo (probabilmente per loro è proprio così).
Poi cos'è successo? Il delirio, denunce (giustamente dalla Ventura e ci si augura dalle altre donne riportate nei commenti) e poi scandalo per le frasi, chiudiamo il programma ecc...Tutti sconvolti. Un po' come sempre, direi.



Parlare di "l'avrei ammazzata" in televisione, è distruggere la sacra patina di perfezione che normalmente attornia personaggi più o meno noti (in questo caso molto meno noti) che sono sempre pervasi da buoni sentimenti e simpatia o cancellati dalla storia. Sono tutti brave moglie e bravi mariti, con figli splendidi, senso della famiglia, non conoscono il concetto di droga se non per dire che è genericamente una cosa molto brutta, ed è normale che sia così anche se in Italia sono tutti particolarmente corretti tampinanti nella loro perfezione soprattutto che riguarda tutta la sfera famiglia/genuinità in un modo praticamente alienante se prendete persone che seguono davvero la televisione, infatti sanno vita morte e miracoli di tutti e come sono in casa è una delle prime cose che vi potranno riportare, soprattutto degli uomini (bravo padre, aiuta la moglie, è bravo in casa) della donna vi diranno molto meno, di solito hanno schede tristi fatte di gusti di gelato e cose così.  Lo "scorretto" è riservato ai "comici", ma per scorretto si intendono delle tristissime battutine trite, quelle alla Pierino maniera, dove i comici fanno faccette buffe e battute volgari e irriverenti solo per il tuo capo ufficio banalmente perchè il più delle volte sono semplicemente offensive verso  minoranze e ovviamente donne e campano di tormentoni urlati che sostanzialmente danno via libera al merchandising.

Poi arrivano loro due, i due bestioni da monta che rompono il perfetto equilibrio e li vogliamo  cancellare? No ragazzi, io voglio vederli più spesso in tv, voglio vederli bombardati di domande da gente intelligente, confrontati con i casi reali, voglio vedere giornalisti e giornaliste seri e serie acchiapparli e fargli domande, togliere il velo dell'uomo violento e in preda al misterioso fantomatico raptus, quell'uomo improvviso e nascosto nei meandri della nostra società, voglio estrarlo dall'illusione che esista solo nel buio e nel degrado, la grande paura dei bei quartieri e delle case con mobili ikea a prezzo medio alto, perchè sveliamo la maschera finalmente, di una mentalità che esiste e che è fatta di uomini che si sentono in diritto di passare sopra la volontà della donna perchè in fondo conta di meno, perchè in fondo non è affidabile quello che dice, da ciò che la riguarda personalmente, alle opinioni pubbliche al sesso, che diventa stupro (in fondo lo vuoi ammettilo è una delle frasi più riportate in assoluto e potete vederlo qui).


Questi uomini che si sentono in diritto di avere dei "peccatucci veniali" ma non sanno come gestire una situazione in cui la donna non faccia come il suo ruolo avesse promesso, un ruolo di dolcezza e compagnia, ci aggiungiamo in tempi moderni quello di essere sexy, furba e giovane, magari lavori, ma senza rompere i fatidici coglioni. Il maschilismo esiste, esiste nella mentalità profonda, esiste nelle confessioni cameratiste, nelle battute, nei valori familiari italiani, nelle riunioni di lavoro, esiste nelle conquiste fatte di scambi e opportunità, esiste sui viali, esiste nelle camere da letto impregnate di egoismo, esiste nei parchi di notte, esiste nei paesini quando ti vesti nel modo sbagliato, esiste quando "fai cose da uomo" e non sei sexy per esempio e non mantieni la tua promessa implicita di essere gradevole sopra ogni cosa, esiste quando non ti importa di essere perennemente gradevole, poco aggressiva, troppo carina, troppo o poco sempre di tutto, esiste ma lo vediamo solo davanti a una denuncia e o un femminicidio, e anche lì spesso viene preso per una vomitata esagerata del pensiero di quelle racchie frigide delle femministe che vogliono dare alle donne più visibilità degli uomini anche quando vengono uccise. Solo che le donne vengono uccise da uomini che le conoscono, gli uomini hanno dinamiche casuali, le donne hanno dinamiche ricorrenti con elementi specifici (familiarità dell'aggressore spesso corredata da precedente o attuale situazione sentimentale tra i due) e per le leggi della statistica questo evidenzia fenomeni sociali specifici, non è opinionismo, è reale.
Quindi questo programma non andrebbe cancellato per questo (per altre cose magari sì), ma dovrebbe essere ripreso per parlare di noi, gente seria dovrebbe abbassarsi e parlarne, anzi parlarci spaccando anche la divisione tra il divertentismo mediatico (che si permette qualsiasi cosa in nome della battuta) e la serietà giornalistica (che ascoltano solo gli accaniti fan di rai3, le persone sfigate e pochi altri perchè già lavori 8 ore al giorno, ti devi pure sorbire sta roba? ), e io direi un bel grazie a quelli che per audience o per sbaglio hanno lasciato visibile al pubblico questo dialogo, invito chiunque a parlarne, non tanto dei due manzi da niente, quanto del pensare al fatto che un po' tutti una conversazione così l'abbiamo sentita, vista o magari detta, invito chi si sentirà dire che tutto questo è esagerato, a rispondere anche ad amici o parenti che questo non è vero, invito gli uomini in primis, quelli che sono femministi (perchè sì è questo il termine per la parità uomo donna) ad avere un po' più di coraggio perchè la vostra parte non è solo chiusa nella vostra testa e nel fatto che voi ascoltate le donne, non stuprereste o picchiereste mai una donna o la rispettate in generale come vostro pari (no non è da ringraziarvi per questo) ma è nella vostra capacità di ampliare questo concetto al mondo maschile, che spesso è drammaticamente chiuso a queste conversazioni, (del resto perchè dovrebbero interessargli? Non è che abbia problemi di cui discutere).
Il maschilista, quello che manca di rispetto alle donne perchè in fondo sono sempre qualcosa di generico, esiste, magari iniziamo a guardarlo in faccia e chiamarlo con il suo nome fuori dai blog femministi, dai libri, ma dentro casa, dentro la televisione, non è un mostro che non ci riguarda, è lì, è qui.

martedì 20 settembre 2016

Che fatica vivere da femmina! Una riflessione silenziosa ma letale.

Un breve post sulla fatica femminile di esistere e sulla confusa lotta per essere libere.

Poi è più che altro personale, però di recente ho assistito a una splendida assemblea femminista aperta con condivisione di esperienze e dibattito e nello stesso tempo ho fatto un piccolo gesto che mi è sembrata una cosa sbagliatissima per ciò in cui credo in merito al femminismo ma non riuscivo a non farla, ho tolto il like a una pagina femminista che seguo da molto, che ha molto successo e che non sto a dire perchè sembra voglia farle una cattiva pubblicità ma in realtà no.

Diciamo che è una pagina di femminismo basato sulla libertà individuale, tutto molto bello, viva lo shorts, viva il corpo ecc.. tutto iper libero e positivo, così tanto da arrivare al mal di testa.
Mi sono accorta che ad ogni nuovo post c'era una parte di me che si chiudeva invece che aprirsi, che si nauseava invece di apprezzare, in effetti era come avere davanti un urlo continuo di establishment individuale, un sacco di rabbia, tanto consenso collettivo e un senso di malessere.

E so che può essere pericolosa questa critica ma datemi credito del fatto che il mio è un percorso, è stato lungo e non vale per tutti, c'è chi viene vessato, incolpato per ciò che veste e quello è il suo problema primario nel quotidiano e la rabbia verso questo lo aiuta, a me la rabbia senza che generi un dibattito, una riflessione anche interiore, non aiuta, mi sfianca, mi avvelena e chiude un cerchio senza successo.
A me insomma, che non sono adolescente, che il mio corpo lo conosco, l'urlo costante, la lotta arrabbiata, spesso senza guardare oltre l'affermazione di sè ha stancato e non la vedo più troppo utile.
Quello che vedo è che ci sono tante pagine/siti molto più coerenti, più complete e approfondite che purtroppo non usando vignette di donne grasse e in bikini o almeno non specializzandosi sull'urlo, la rabbia e il concetto lineare, vengono poco seguite o comunque molto di meno tra queste per esempio il Ricciocorno Schiattoso, Narrazioni Differenti e altre.
Questa pagina, per assurdo, ho capito che mi stava nuocendo, continuava a focalizzare l'attenzione sulla rabbia, continuava a concentrarsi sul corpo e sul vestito, bello, grasso, magro, pantaloncini hot, sei libera, sei libera anche nel nudo, sì lo so ma forse a un certo punto sono stanca di arrabbiarmi e di parlare di come mi vesto e tenere il dialogo sempre sul mio corpo sempre sul mio vestito, sempre sulla mia libertà di essere sessualmente attraente, sempre tutto a mille tutto positivo da un lato, tutto incomprensibile e negativo dall'altro in percorso senza interruzioni di alti toni.


Perchè gli diamo così tanta attenzione al corpo? Perchè purtroppo qualcuno ancora si sente in diritto di giudicarci per come vestiamo, e questo perchè su di noi come ci vestiamo, come appariamo è importante, agli uomini semplicemente è difficile che succeda, è trasversale al ceto sociale eventualmente, o alle sottoculture ma a parte quello insomma non importa a nessuno come si vestono gli uomini, anche perchè è agli uomini che interessa anche molto meno, in realtà è che agli uomini non interessa quindi non esiste, ma gli interessa come sono vestite le donne e quindi è un fatto e lo è anche per noi donne, gli uomini sono liberi dal doverci pensare, ma soprattutto dal dovere essere connotati, misurati attraverso i vestiti, dall'essere attraenti o meno e che questo influenzi completamente la propria percezione. La sensualità è una connotazione che non li caratterizza primariamente, non quando sono soli o quando sono con gli amici, non quando vanno in giro per strada, quando studiano, lavorano o altro, al massimo è una caratteristica se sei un personaggio di spettacolo o se devi rimorchiare e poco altro.
La fatica di vivere femminile è anche questa, che tutto sommato hai sempre questo metro di misura tatuato nel cervello, di cui vuoi liberarti eppure no, vuoi non essere un oggetto ma al contempo la tua estetica è molto molto importante, che sia basata sull'essere truccata, vestita in un certo modo (piuttosto che un altro, ma diciamo hai un'opinione in merito e la cosa è importante), ti definisce, anche quando te ne liberi, il mondo femminile intorno a te è un durissimo muro di paragone, tu in un certo senso ti privi di quello che tutto sommato è universalmente riconosciuto come un vantaggio sociale, nel tuo cervello volente o nolente, è una lotta concepirti come un essere in cui la bellezza conta meno quando anche a te stessa in fondo importa e tutto il mondo ti ricorda che sì fidati, ti importa.
Quando un po' ne esci hai comunque sempre un paragone esterno, e la fatica è che sì siamo libere ma a volte ho l'impressione che siamo libere dentro un mondo di plastica, come essere libere in un Truman show, dove affermi il tuo modo di vestire sessualizzato per cercare di liberarti da una mentalità che ti ha reso oggetto gradevole e sessuale tutta la vita e lo fa in forme nuove, e tu lo rivendichi, sei divisa dentro te stessa in questa lotta fra la te che è d'accordo con lo shorts libero e la te che è d'accordo con lo shorts* libero ma vorrebbe che non si sentisse semplicemente il bisogno di indossarlo, ne di farne un establisment individuale (parliamo di pantaloncini per dio quanto poco dovrebbe essere importante rivendicarlo) per poi in realtà ripensare a quanto il rapporto di sorellanza sia difficile, impervio e pieno di voci non dette, guerre segrete e giudizi, urlare insieme non è conversare e amare tutto non è capire e sinceramente è un percorso molto faticoso, vivere è davvero faticoso senza contare tutte le riflessioni esterne e condivise con l'altro sesso.

E insomma, brevemente, vivere come femmina è molto più complesso di quello che sembra, sicuramente più di quello che può sembrare a un uomo, soprattutto se decidi di non seguire la strada più facile, che significa che in ogni caso dovrai farti tantissime domande, in tutti gli step della tua vita e visto che la vita non è fatta tutta a step, arriveranno domande e dubbi quando meno te lo aspetti, dovrai fartele sul mondo, su te stessa e cambiare pelle così a fondo e non una volta sola, da rischiare ogni tanto, di perdere la tua immagine fondamentale.
E magari non ho detto niente di nuovo in questo post ma quando si risale dalla nebbia della nostra percezione di se, si affronta periodicamente lo slalom tra i nostri valori e pensieri, tra slogan, vignette, giudizi, complimenti, grida e competizione (che è veramente tanto alla base del mondo femminile purtroppo, e un po' torna come una belva anche quando ce ne si libera per tanto tempo), ci si deve ricordare che abbiamo la responsabilità di non banalizzare il dibattito e non concentrarci su piccole cose su cui è facile avere un'opinione e averla unita e non accontentarci di noi stesse per quello che siamo con gli strumenti con cui nasciamo perchè gli strumenti stessi a volte sono illusori o acerbi e che il cambiamento delle cose è insieme e non solo fatto di atti personali e forse soprattutto non di rabbia, a questo proposito, qui il link di internazionale su una riflessione di Martha Nussbaum che merita di essere letto, e che coincide anche in gran parte con il pensiero che mi ha portato a levare il fatidico like.

*intendo il microshorts iperaderente che è anche relativamente scomodo perchè in realtà quando ti siedi su un autobus tocchi quasi tutto il sedile con la pelle ed è aderente fino all'impossibile tanto che la tua vagina a volte hai l'impressione stia sperimentando una nuova fase della sua divisione labiale.