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venerdì 11 novembre 2016

Post Elezioni Americane, il divario massa critica e società intellettuale

Chi è Donald Trump sta emergendo chiaramente ora per noi italiani ma forse anche per gli altri, prima delle elezioni la sua immagine è stata il fluttuare di disgustate occhiate da parte del mondo intellettuale, cartoonisti, illustratori, giornalisti ecc... che lo definivano più o meno all'unanimità come la barzelletta di un ricco imprenditore, dedito agli eccessi, razzista, dedito ai piaceri, sessista e altri aggettivi, tendenzialmente volti a formare quello che è il quadro di una ridicola macchietta che sputa su ciò che è diverso e tramuta in oro ciò che tocca ma solo perchè è una persona senza principi morali, tendenzialmente grazie all'elevazione di se stesso lontano da principi "buoni" quali la cooperazione, il rispetto delle diversità, la moderazione.
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Partiamo dal presupposto ovvio, le elezioni americane hanno visto come vincitore della corsa alla presidenza degli stati uniti Donald Trump e questo lo sanno anche i sassi.
Chi è Donald Trump? è questo e anche altro, è una persona prima di tutto fortunata che nasce da una famiglia ricca, in epoca di boom economico, studia e nonostante i possedimenti che ha e le competenze maturate si rende famoso per fallimenti, scandali sullo sfruttamento lavorativo degli immigrati (che però vuole attualmente cacciare dal paese), divorzi e in generale forma un'insieme incoerente di fatti rispetto al suo ruolo attuale che non scalfiscono comunque il fatto che attualmente sia l'uomo con maggiori poteri nel mondo.

Il quadro generale di Donald Trump è in realtà quello di un personaggio istintivo, predatorio, materialista, diretto, egocentrico, individualista e dedito alle catastrofi perchè può permetterselo, che vede l'obiettivo ma non il percorso nel senso che tutto sommato non è importante e infatti si sposa, investe, ed è come un treno che deraglia continuamente restando sui binari grazie ai soldi che ha e la mancanza di scrupoli che gli permettono di vivere meglio di quelli che calpesta proprio perchè li calpesta.
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Come tutte le destre che stanno avendo successo in Europa, ma soprattutto come per il caso Brexit, la società intellettuale rimane scandalizzata per l'ennesimo risultato assurdo della popolazione rispetto a quello che sarebbe stato "giusto" in merito a decisioni di vitale importanza politica.
Questa situazione esacerbante è sempre più evidente e dimostra sempre di più una cosa, la società intellettuale composta da chi fa informazione, chi analizza, chi studia e chi ha un'opinione ragionata e costruita su basi solide ma difficili da comprendere in via immediata è totalmente distante dalla massa critica che vota. 
Le argomentazioni per la vittoria della controparte c'erano, al punto che già si dava per scontata l'elezione della Clinton, e si ironizzava sul fatto che dopo tanto tempo che ci prova almeno con Trump andava un po' sul "ti piace vincere facile".
Trump a pochi giorni dalle elezioni è stato persino rigettato dal suo stesso partito (che ovviamente ora lo segue) per le dichiarazioni sessiste che ha fatto, nonostante questo, alla Clinton si fanno attualmente ramanzine e analisi di bassa lega sulla esagerata serietà, sul modo dinastico di fare, sulla sua eccessiva rigidità da femmina al potere
Io onestamente penso che si potevano avere dei dubbi tra i due candidati rispetto ai rapporti che la Clinton avrebbe intrapreso con la Russia, ma questo se non ci fosse stato Trump come avversario perchè per quanto ci potessero essere dubbi sulla Clinton, c'erano certezze su Trump.

Il parallelismo con Berlusconi
La maggior parte degli italiani lo paragona a Berlusconi, e anche lì politica, popolo italiano e intellettuali erano in un periodo di stanca a comparti stagni per i quali non si capivano e non si impegnavano a farsi comprendere, soprattutto c'era un'enorme calo di fiducia da parte degli italiani verso "i soliti politici".
Berlusconi era un volto nuovo, al contempo conosciuto per qualcosa di bello, quotidiano e a suo modo rivoluzionario, i canali televisivi, era diverso dai politici a cui si era abituati (e che avevano tradito la fiducia e le ideologie su cui si basavano) prendeva in giro se stesso, compariva in completo blu, curato, aveva un'aria volenterosa e vivace, era soprattutto un "self made man", l'imprenditore nato dal basso, la persona pragmatica, capace, con pochi discorsi comprensibili e allo stesso tempo non privo di difetti quali quelli per i piaceri umani (che è poi quello che soprattutto lo mette in comune con Trump), i cosiddetti peccatucci, non lo si condannava perchè in fondo il sessismo dell'era berlusconiana tramite le sue reti, le sue comunicazioni e non solo, passavano per "amare le donne", umorismo e divertentismo, che per molti è una cosa semplicemente positiva, anche per le donne e lo è tuttora basta guardare Colorado o gran parte delle pubblicità.
Insomma la società intellettuale si sorprendeva e sbalordiva ma la questione era semplice, i discorsi fatti da loro non arrivavano e se arrivavano erano incompresi, complessi, giudicanti e privi del contesto culturale necessario a comprenderli.
Il contesto culturale significa che c'era una sostanziale distanza tra la società cosiddetta intellettuale e la società pop, e soprattutto c'era un forte misunderstanding su quanto a quest'ultima potesse interessare o valutare importante la prima, mancava la capacità di capire la differenza tra sessismo e piaceri, la differenza tra dare una mano a un amico e la collusione o la concussione o la corruzione, la fiducia verso i mezzi di stampa, verso i politici e soprattutto era estremamente collegato il filo di associazione tra scarsi politici e discorsi complessi. Come dire, più fatti e meno parole. 
In più Berlusconi era umano, vicino ai difetti della popolazione che lo votava, dotato dei vizi comprensibili a tutti gli esseri umani, per chi lo ha votato questo, e gli intellettuali non lo capivano, era un surplus non un minus.

C'è voluto moltissimo prima di scalzare Berlusconi, troppe nefandezze, incoerenze e per quanto sembri strano a molti di quelli che si scandalizzavano dell'assurdità delle elezioni, il popolo italiano non è stupido ma sicuramente è confuso e male informato e sfiduciato e continuerà a esserlo perchè non sa di chi deve fidarsi e non ha un contesto ne gli strumenti che gli permettano di capirlo.
Non a caso la rabbia cresce e infatti dopo la caduta ideologica di Berlusconi, (perchè è stata un'epoca ideologica fatta di promesse, entusiasmo, praticità ideale e neoliberismo, la caduta di ideologie a lungo termine vs la nascita dell'ideologia della ricchezza e del "nessuna ideologia di chiacchiere") c'è ancora più rabbia e si assiste a estremismi ancora maggiori che sorgono con il Movimento 5 Stelle (che si occupa di grandi temi in piccolissime manovre e molta indignazione, strane gerarchie e internet, il grande amico/nemico del nostro tempo) Lega e un personaggio ancora più insultante e pesante quale Salvini.

Tornando agli U.S.A.
Gli Stati Uniti hanno avuto Obama per due mandati e poi (e il sessismo un po' fa la sua, perchè ricordiamo che Hilary Clinton sarebbe anche stata il primo presidente donna e non era una cosa da poco) hanno scelto Trump.
Trump nei suoi vaneggiamenti è comprensibile, illude, promette, ride, da soddisfazione a quel lato basso della nostra coscienza che in fondo vuole proprio essere uno come Trump, uno che tutto sommato se ne frega degli altri, dell'ambiente, delle donne, di fare autoanalisi, di capire il prossimo e gli immigrati e finalmente ottiene, vive bene, senza crucci, se vuole incazzarsi lo fa e poi va oltre.
Non ascolta nessuno, fa discorsi bassi, cattivi, senza filtri come quando si guida nel traffico, fa incazzare e non fa riflettere, ti porta a condividere quella bassezza e poi a ricordarti che lui può.
La società intellettuale parla di dati, numeri, passato, opinioni che spesso sono castranti per gli istinti, richiedono una mole notevole di informazioni che richiedono una mole notevole di tempo, richiedono capacità di autogestirsi, di criticarsi, in un certo qual modo quindi anche un po' di farsi del male perchè non ci si lascia liberi, non ci si da sempre ragione, bisogna scendere dal nostro individualismo e capire discorsi fatti con termini a volte difficili, che non fanno più parte della cultura popolare ma solo di quella intellettuale, un percorso da zero, non c'è da stupirsi che non siano stati ascoltati. 
Il linguaggio è il veicolo primo dell'informazione, ma necessita di essere compreso e di accreditamento della cultura popolare ai media, ai linguaggi complessi che invece sono in effetti proprio sintomatici di una non appartenenza al pop dilagante. 
Facendo un'analisi macro, per avere credibilità a livello strutturale, la struttura deve essere accreditata dalla cultura per avere effetti sostanziali sugli agenti sociali, questo oppure si instaura una instabilità che vedrà uno dei due infettare l'altro. 
Al nostro tempo, se prendiamo l'informazione, possiamo identificare la struttura nei media autorizzati, negli esperti, nei sociologi, nei politologi, negli accademici, e la cultura, nella cultura di contesto, che attualmente è quella popolare e che è portavoce di neoliberismo, di sessualità, materialismo, velocità di comunicazione, individualismo... 
Chi parla o meglio chi dovrebbe avere l'autorità di parola su certe tematiche non è più accreditato dalla cultura dominante e quindi dal popolo stesso.

In un periodo così difficile da comprendere, dove invece sarebbero richieste proprio delle capacità logiche, delle terminologie corrette e specifiche, fiducia, capacità progettuale a lungo termine e una forte capacità di guardare anche a se stessi in modo critico, la personalità di Trump è, come Berlusconi, il trionfo della cultura popolare, che vede nelle personalità singole quasi la prova del proprio successo così come lo era Berlusconi e lo saranno altri, la sua decisione e il suo assoluto fregarsene di ciò che è corretto a livello sociale è una botta di sollievo a questa fatica richiesta invece dai democratici. Così come gli influencer, gli youtuber, i cantanti pop, spesso giovanissimi che appoggiano la propria capacità di mobilitare ed essere ascoltati da masse ingenti proprio al successo nella cultura popolare anche quando il loro campo è totalmente non inerente a ciò di cui parlano.
Chi ha votato non è stupido, non è disinformato ma non da credito a chi si occupa di queste materie, e ricerca quindi una personalità con una capacità di dialogo netta, forte, che sia una persona di successo in ciò che ritiene importante per se stesso, cioè la ricchezza, i piaceri, la fama, che non gli lasci dubbi e che gli porti vantaggi, economici, culturali (inteso come non doversi più confrontare con altri che non conosce, non apprezza, non vuole conoscere ) senza chiedergli continuamente sacrifici di cui non capisce il progetto. 
Sia chiaro, non è stupido ma sicuramente è piuttosto individualista ma è un dato di fatto, andrebbe affrontato prima questo.

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