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martedì 1 novembre 2016

La società che rinnega la morte

Nel giorno dei morti, dopo i vari escursus mediatici storici tra Halloween, Ognissanti e giorno dei morti, parliamo di quella che stiamo vivendo come un'illusoria società immortale.
In un'epoca di testimonianze registrate, fotografate, digitali e fisiche, siamo sempre più vicini al concetto di immortalità che nel tempo è sempre stata esclusiva e potente capacità dell'arte. 
L'arte è sempre stata infatti un modo per rimanere nella memoria collettiva, la memoria sociale dei posteri e dei viventi al tempo presente, che attualmente, nell'epoca che viene spesso definita dell'individualismo, si è fatta ancora più rilevante. Innanzitutto perchè fugace, ma anche perchè allo stesso tempo più mastodontica e soprattutto percepita più vicina ad ognuno di noi. è percepita così vicina grazie all'informazione globalizzata e ai social network che ognuno si trova spesso a raccontare monologo a un pubblico che sta parlando. Tramandare se stessi è sempre stato un bisogno necessario, ma spesso inaccessibile ai più, per non restare solo un puntino biologico nella storia del mondo.

Ora l'arte dell'immortalità è di tutti, permea tutto e questa possibilità, unita al progresso scientifico e a un sorgere di nuove credenze ha anche definito la tendenza di una ricerca quasi ossessiva dell'immortalità anche fisica.
Lo vediamo ogni giorno con i tentativi continui e ovviamente fallimentari di trovare l'alimentazione perfetta per vivere più a lungo (possibilmente in eterno), gli esercizi migliori con un ritorno ossessivo della new age, il nostro bisogno anche di estendere questa immortalità al mondo animale rifiutandoci di mangiarlo, la nostra società vive attualmente in una bolla dove la morte può non esistere, è spettacolarizzata, è cinematografica ma non è realizzata nel quotidiano, abbiamo troppo da fare e sperimentare per poter morire.

Il nostro quotidiano relega la morte a qualcosa di esterno come i fatti di cronaca, i film, le guerre in altri paesi o nel passato, perchè?
  • La morte è un discorso terrificante per chiunque, il modo più primordiale per affrontarlo è sempre stato la religione, che narrava in qualche modo la nascita, le regole della vita e la morte dando a tutto un senso attraverso una grande narrazione collettiva, che sanciva non solo i misteri fisici ma anche le regole sociali. Attualmente la religione cattolica/protestante (parliamo sempre del mondo occidentale quando non diamo un riferimento diverso) ha perso il suo appeal e soprattutto la sua credibilità a fronte di una più approfondita conoscenza tecnica di noi stessi. Per molti versi anche gli stessi credenti non credono alla regola base del cattolicesimo che vede un giudizio finale con smistamento anime tra inferno e paradiso, di fatto eliminando da se stessi una spiegazione plausibile ma soprattutto accettabile della morte, la religione non è compatibile con il pragmatismo del neoliberismo
  • La scienza ci ha detto che ci decomponiamo, non ci sono prove che resti qualcosa di noi, è difficile in quest'ottica mantenere la morte presente nella nostra vita perchè non è parte di una narrazione che ci permette di capirla, accettarla, la scienza ci da informazioni ma sulla morte non ci da altro, e noi per come siamo biologicamente, ne avremmo bisogno
  • La scienza ha anche fatto passi da gigante nel combattere le malattie e prolungarci l'esistenza, in effetti molti di noi non vedono semplicemente la morte per gran parte della loro vita, in particolare le morti non per vecchiaia o incidenti o malattia, (in qualche modo lontane o allontanabili) pochissimi hanno avuto la sfortuna di assistere alle morti infantili (una questione all'ordine del giorno in epoca pre-vaccini) e la morte sembra in fondo qualcosa che è questione di tempo, verrà sconfitta dagli ultimi ritrovati tecnologici o quantomeno è sempre molto lontana da noi
  • La nostra immagine e anche quella degli altri sono costantemente immortalate (immortalato - reso immortale), perennemente fissate nella storia, se non collettiva almeno la nostra e quella di chi conosciamo, è difficile concepire la morte di qualcuno o qualcosa che esiste in modo così ripetuto, per noi è estremamente difficile, al punto che abbiamo effettivamente associato, senza accorgercene, il vedere qualcuno con l'immortalità dello stesso, esattamente come veniva attribuito in passato con il concetto di anima e di imbalsamazione.
In epoche non lontane, prima dell'arrivo degli ottimisti, rapidi, fattuali e "right here right now" degli americani, l'Italia vantava non poche tradizioni relative ai morti, tradizioni che a differenza della moderna versione di Halloween, era un avvicinamento ai morti, considerati parte della famiglia, così come del resto la morte era semplicemente parte della vita, il filo conduttore vivi e morti era più stretto, la morte era nel quotidiano. 
Non molto diverse dal giorno dei morti messicano che vede addirittura esporre i teschi decorati dei defunti, noi mangiavamo con i defunti, li aspettavamo nelle nostre case, addirittura li mangiavamo simbolicamente (qui trovate i riferimenti), insomma i morti erano di casa.
Non è un caso che sia la cultura americana, a mio avviso ad averci insegnato che in fondo la morte è lontana, perchè è una cultura che in bene o in male vede nei limiti solo una questione negativa ma sicuramente superabile, pensa al presente e rappresenta in toto la massima espressione del capitalismo che, non va dimenticato, è il mezzo espressivo dell'ideologia del materialismo e del neoliberismo, non è una critica spregiativa, è semplicemente un fatto che le culture abbiano alcune caratteristiche e siano portatrici di determinati valori.

Quella americana in particolare è orientata al valore materiale, al vantaggio personale, all'individuo come potenziale sul resto del mondo una volta abbbattuti i limiti che lo frenano, all'importanza della ricchezza, dello status, degli oggetti, al qui e ora, al pragmatismo, al divertimento, al meglio a livello personale.

Con il festeggiamento di Halloween nelle modalità attuali, ossia divertenti, pragrmatiche, senza simboli sentiti, materialistiche, abbiamo scalzato la morte dal quotidiano che durante l'anno tornava a dirci che esiste, che i nostri defunti sono esistiti e poi non ci sono stati ed è normale. Abbiamo gettato via la morte quando abbiamo scambiato i morti con i mostri cinematografici e i costumi e le decorazioni di plastica perchè non sono più morti sono buffi, non ci sono i nostri parenti a cenare con noi, ci sono i ricordi di film terrificanti che però sono finti e quindi va tutto bene. 
Siamo l'epoca del conforto e la morte non poteva assolutamente trovare un posto se non a sorpresa e di nascosto.

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