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mercoledì 18 gennaio 2017

Il sesso come insulto, rifondare il dibattito

In questi giorni sto pubblicando molto sul genere, lo so anche se questa non è una pagina dedicata al genere, ma è anche vero che in questi giorni mi sono spesso imbattuta in tante pagine anche ironiche o assolutamente non legate ai generi, che, come da lunga tradizione, usano e incoraggiano l'uso del sesso come insulto verso le donne che hanno in quel momento un qualsiasi tipo di potere (vale spesso anche per gli omosessuali e per le donne che hanno il potere di far sentire gli uomini frustrati o esaltati, per il potere decisionale a livello poltico, per il potere di parola che influenza l'opinione pubblica in bene o in male e così via, a prescindere da quanto siano capaci o incapaci), pagine anche carine, divertenti, che poi cascano sull'offesa alla professionalità dei personaggi femminili ricorrendo al sesso punitivo, (il cazzo come vergogna "le piace il cazzo" il cazzo come strumento punitivo "merita di essere inculata", "merita lo stupro" che normalmente viene augurato agli uomini solo, assurdamente, in caso di stupro cioè il viscerale occhio per occhio dente per dente).

Il sesso come umiliazione si rifà sempre alla questione se ti piace il sesso allora vali di meno, è una sorta di cortocirucuito nella mentalità maschilista per cui le donne sono apprezzate in quanto sessualmente attraenti ma non devono apprezzare la sessualità, devono essere disponibili ma controvoglia, devono essere belle ma possono essere attaccabili se troppo belle ("è un cesso", "si veste come una puttana", cioè dovrebbe essere bella per meritare attenzione ma discretamente per non essere notata solo per quello o più semplicemente non esserne consapevole per essere ancora una preda accessibile).

Il cortocircuito in pratica le fa tornare ad oggetto del sesso ma non a partecipanti dello stesso, se partecipanti volontariamente, queste diventano deplorevoli, sporche, non meritevoli di ascolto/stima/capacità/responsabilità.



Quando questo avviene nel momento in cui andrebbe criticata la professionalità o l'atteggiamento non inerente al sesso di una donna di più o meno potere, significa tenere nella conversazione sempre presente che la donna è primariamente qualcosa che ha a che fare con il sesso e non con l'ambito della critica, si riduce a un oggetto, a qualcosa di debole e che rende più forte in automatico chi sta attaccando, a prescindere che ci siano delle buone ragioni o meno, è come il classico modo di dire per non avere l'ansia in pubblico: "immagina il tuo pubblico nudo".


Per le donne soprattutto esposte pubblicamente, questo è una costante che mina la possibilità di crescere professionalmente ma anche di ricevere critiche sensate. Questo tipo di problematica infatti ha effetti non solo sulle donne in quanto vittime dell'attacco e tutte le donne che in qualche modo vengono accomunate all'oggetto tramite l'effetto alone, (infatti normalmente se si attacca in questo modo una donna, con un effetto alone questo tipo di attacco si estende anche ad altre, vedi la Boschi con la Boldrini, un tipo di attacco che le unisce in quanto politiche e donne che non si applica allo stesso modo a politici e uomini) ma anche in quanto favorite da una non argomentazione, mi spiego, nel momento in cui si attacca per i motivi sbagliati, una parte di persone si sentirà in dovere di schierarsi contro il tipo di attacco perchè in effetti ingiusto e deplorevole, il focus del discorso quindi automaticamente cambierà e diventerà molto difficile portare avanti il tema iniziale, è quello che succede spesso nella politica per indebolire un argomento o un politico, si attacca lateralmente, si disperde il punto affinchè quel punto semplicemente importi molto meno del suo effetto.

In queste pagine infatti (ma vale in generale per tutte le conversazioni in ambienti non conclamati che includa il femminismo tra le tematiche) alla risposta dei loro stessi utenti con la parola sessismo, rispondono senza argomentare sul tema, ridicolizzano, sviano l'attenzione ecc.. anche davanti ad argomentazioni sensate non rispondono, rispondono sulle virgole, gridano al comblotto, si invocano le classiche fattele due risate, insomma non rispondono per argomenti, eliminando di fatto le possibilità di avere un dialogo o un dibattito.


Togliere il dibattito annulla ogni sforzo e soprattutto toglie significato alle stesse parole, che diventano accettabili solo in contesti estremi e non nel quotidiano, si riduce ad eccezione.

Allora mi sembra necessario riportare in auge il fatto che un dialogo o un dibattito, che sia una serie di commenti o che sia una conversazione al bar, è un elemento importante della nostra società, è in grado di formare opinioni o mantenerne, richiede quindi che ci sia una responsabilità in chi dialoga, in chi dibatte, soprattutto pubblicamente, è necessario quindi, che siano rivalutate nella loro importanza: le motivazioni, le argomentazioni, e tutti gli strumenti di senso, come la statistica, la semantica, le logiche prive di sofismi.

Importante è dunque, rifondare il senso di dibattito attraverso le opinioni da riproporre su basi solide in grado di essere discutibili e difendibili, perchè altrimenti ci riduciamo a ridicolizzare quello che non ci convince, non approfondirlo e lasciarlo galleggiare in mezzo a fazioni pro o contro che non si incontrano tra loro creando di fatto, una società a scomparti dove un'ingiustizia viene rivendicata da un gruppo e perpetrata nell'altro, ma anche dove la comprensione di quello che non è un'ingiustizia anche se lo sembra, genera incomprensioni senza vedere il positivo (per esempio anche negli stessi gruppi femministi ci sono estremizzazioni su cosa è sessismo, un dibattito interno o con l'esterno, se non è vissuto come una fazione bi-opinionistica, può risolvere e canalizzare meglio le energie del gruppo, facendo portare avanti le cause significative).

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